VIETNAM
Il particolare codice stradale Cambo-Vietnamita.
Il pulmann Phnom Phen – Ho Chi Minh City parte alle 6:45 e ci impiega 8 ore per arrivare a destinazione attraverso asfalto, buche, pause pranzo e passaggio a piedi della dogana verso il Vietnam.
In otto ore l’autista usa il clacson in media circa ottomila volte: il codice stradale cambo-vietnamita impone di segnalare acusticamente la propria presenza in caso di sorpasso, di incrocio con altro autoveicolo, di avvistamento di ciclista o pedone sulla strada di percorrenza o su una qualsiasi delle strade secondarie che vi si immettano. Bisogna inoltre suonare per salutare amici, parenti fino al terzo grado e semplici conoscenti anche per interposta persona; per far valere i propri diritti di precedenza e di sorpasso (in questo caso il suono deve perlomeno accompagnare tutta la durata della manovra ma meglio ancora se inizia prima e finisce parecchio dopo); per celebrare compleanni, onomastici, feste nazionali e sagre del paese (in Vietnam addirittura se non suonate si offendono). In caso di trasporto di carichi eccezionali infine il clacson va bloccato su “on” alla partenza e può essere dissigillato solo dopo l’arrivo da un’autorità appositamente preposta. Ve lo avevo già accennato: il problema del sudest asiatico è l’inquinamento acustico…
Una seconda peculiarità nella circolazione viaria del sudest asiatico è l’uso della motocicletta come mezzo di trasporto promiscuo. E’ vietato usare il casco, andare in moto da soli o in due e – pena il ritiro del mezzo –circolare nel corretto senso di marcia e, ovviamente, circolare senza suonare continuamente.
Se date precedenza vi lasciano il mezzo ma vi vengono tolti 20 punti dalla patente che potrete riguadagnare solo o caricando sul sellino un’intera famiglia con parenti e affini fino al secondo grado o trasportando una credenza a due ante ma solo in orari di traffico intenso.
Tutte queste situazioni, anche se possono sembrarvi delle battute, le abbiamo constatate per osservazione diretta.
In questi paesi pochi parlano inglese, quelli che lo parlano lo fanno male e solo quando conviene a loro, i cartelli e le strade sono spesso scritti in caratteri diversi da quelli occidentali e quando anche lo fossero i nomi si somigliano tutti; il traffico caotico ed i marciapiedi ricoperti di mercatini ambulanti infine non aiutano certo l’orientamento del povero viaggiatore europeo. Nonostante questo in questi giorni ho dovuto lottare strenuamente contro mia moglie per rivendicare il mio diritto a sbagliare strada ogni tanto.
Se vi aspettate di vedere in Vietnam bandiere rosse e murales stile costruttivismo da Unione Sovietica resterete delusi: il numero di slogan sui muri e di bandiere alle finestre è quantomeno pari a quello dei negozi di Armani e dei capannoni industriali tipo pianura padano-veneta. L’unica traccia di “comunismo reale” l’abbiamo sperimentata alle Poste Centrali di Saigon (uno splendido edificio coloniale in legno, perfettamente funzionante e funzionale che vale assolutamente la visita) dalle quali non potrete spedire alcun libro che non sia edito in Vietnam o approvato dal MinCulPop (“Ministero per la Cultura Popolare”, da non confondere con “m’incul Pop”, riferito invece ad una pratica sessuale perversa nei confronti di una nostra amica italo-belga).
Incidentalmente, la seconda tranche dello shopping gagnatelliano ha avuto luogo in Vietnam ed ha aggiunto alla lista (cfr. pagine su Bangkok); un sacco-lenzuolo matrimoniale, uno singolo ed un numero imprecisato di capi di vestiario confezionati su misura, molto belli per la verità. Il tutto – ovviamente – in seta e ad un prezzo “estremamente conveniente”.
Probabilmente il punto più basso del nostro viaggio è stata l’escursione di due giorni in caicco ad Ha Long: una enorme baia punteggiata da centinaia di isolotti ma devastata non tanto dal solito mare caldo, limaccioso e sporco del sudest asiatico quanto dall’affollamento di “sanpan” (la versione vietnamita dei portapeones nelle calette sarde) carichi di turisti “Francorosso all-inclusive” e pilotati da comandanti incompetenti la cui principale abilità è cozzarsi violentemente ad ogni ormeggio.
Attenzione però che Ha Long Bay resta un paesaggio unico al mondo, assolutamente da non perdere perché nemmeno le migliori foto possono rendere l’idea. In realtà il nostro giudizio è stato pesantemente inficiato dal fatto che in una vacanza capitano sempre giornate storte e a noi questa volta è capitata ad Ha Long, complice un viaggio troppo lungo, un infortunio (lieve) ad Ale, una cucina in barca pessima e un’organizzazione ancora peggiore. Sarà che ormai siamo viaggiatori backpack non più abituati alle giornate “all inclusive” ma mi risulta che Ale sia parecchio annoiata, quanto al sottoscritto ho passato la maggior parte del tempo sdraiato in cabina con piva lunga e voglia di casa, di papà, mamma e di tutti i miei amici in Italia.
Note per i viaggiatori a Saigon (oggi Ho Chi Minh City).
L’Hotel 127 di Madame Cuc è un locale così-così ma assolutamente a buon mercato e dal personale (interamente femminile, ma non aspettatevi fotomodelle) molto gentile e professionale.
Il Sango Aquarium Cafè è un bar con enormi acquari di tartarughe, murene, cavallucci marini, pesci tropicali ed un affascinante vasca con le meduse. Il gestore è un ragazzo giapponese molto disponibile e se ci andate in orari non di punta (si riempie per l’aperitivo ed il dopocena) vi racconterà un sacco di cose interessanti e darà da mangiare ai pesci per voi.
Il Museo dei Residuati Bellici è la più importante testimonianza della guerra civile o, meno ipocritamente, della guerra tra Americani e Viet-Cong (termine usato dagli americani per definire i “Vietnamiti Comunisti”). Interessante notare come il museo che fino a qualche anno fa si chiamava “Museo degli Orrori della Guerra Imperialista Americana” recentemente, con il riallacciarsi delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, ha cambiato nome. Sta di fatto che comunque di americani in questi paesi non se ne è vista neanche l’ombra…
Tutti gli indirizzi sono sulla Lonely Planet.
Note per i viaggiatori ad Ha Noi.
Il Queen Travel Hotel – nella città vecchia - è carino, i concierge sono gentili e professionali e – come dice il nome – è anche sede di un’agenzia che vi può organizzare delle escursioni molto interessanti. Attenzione però a non confondersi con il Queen Hotel, nella stessa via, pessimo e disonesto tanto che Ale ha dovuto sventare una truffa quando il proprietario – connivente con il tassista – ha cercato di convincerci che quello era l’albergo che avevamo prenotato.
Il Green Tangerine è un ristorante po’ caro anche per lo standard europeo, la cucina meticcia vietnamita con internazionale ma è molto buona e il cortiletto esterno è decisamente “ambient”, giudizio sintetico: “cool”. Al Mediterraneo invece abbiamo festeggiato il nostro quarto anniversario (mese) di matrimonio cenando all’italiana abbastanza (metro italiano) bene (metro vietnamita), Giudizio sintetico: “italiano”.
Ad Ha Noi non mancate di farvi un giro a piedi per la città vecchia (mercatini, pagode, shopping negozietti di sete), passate il tardo pomeriggio al Teatro delle Marionette sull’Acqua (imperdibile) per poi cenare in uno dei due ristoranti suggeriti sopra. Anche in questo caso trovate tutti gli indirizzi sulla Lonely Planet.