VIETNAM
12 Agosto - Ho Chi Minh City
Siamo arrivati ad Ho Chi Minh City, la vecchia Saigon, verso le quattro del pomeriggio, e appena scesi dal bus ci è sembrato di stare in un girone infernale. Caldo a parte, un frastuono pazzesco, tutti che suonavano il clacson, una folla paura, centomila motorini (qui vanno tutti in giro in motorino), non si poteva attraversare la strada senza rischiare la vita. Dicono degli italiani, ma qui guidano veramente come dei matti. Alcuni edifici sono belli, coloniali, altri sono molto moderni, altri francamente fatiscenti. Falce e martello sono un po' dappertutto, ma ci sono anche negozi che vendono Roberto Cavalli e altre firme famose. Comunismo si, ma fino a un certo punto.
Il nostro hotel, uno dei tre di Madam Cuc, è un po' inquietante. Le ragazze sono gentilissime, ma la nostra stanza è al quinto piano senza ascensore, l'arredamento probabilmente è stato acquistato per i soldati americani nel 63, non esiste un vero e proprio lenzuolo e il casino della strada arriva fino alle nostre orecchie con un gradevole effetto rimbombo.
Alla sera siamo andati a cena in uno dei ristoranti più lussuosi di Ho Chi Minh City, e lì ho capito che
- 1. la cucina thai non mi fa impazzire
- 2. la cucina khmer è una merdaccia
- 3. la cucina vietnamita mi fa un po' cagare
- 4. non ricorderò questo viaggio come un'esperienza gastronomica.
In più in tutta l'area sono sprovvisti di acqua gasata, che io peraltro amo moltissimo. Ti vendono la "soda water", che è un concentrato di anidride carbonica terribile tipo fantozzi al casinò. Ti fa digerire anche i sassi ma magari in questi luoghi a rischio tsunami sarebbe meglio non abusarne.
13 Agosto - Ho Chi Minh City
Oggi siamo usciti alle 10 del mattino e abbiamo impiegato circa tre ore a fare un chilometro di strada. Piove di brutto, ma non ogni tanto, ogni dieci minuti, e fortissimo! In questo viaggio, sarà solo Ho Chi Minh City a regalarci tutta quest'acqua, tutti gli altri posti ci hanno riservato un normalissimo clima tropicale.
Il traffico è una cosa paurosa, ma è impressionante anche la quantità di oggetti/persone che possono venire trasportati su una bicicletta o un motorino. Vedere 3 o 4 persone sullo stesso motorino può essere normale, ma un tizio che trasportava in motorino una credenza di 1,70 x 2 ci ha lasciato un po' basiti.
Ci siamo fermati a pranzo in un locale veramente fico gestito da un giapponese dal faccione alla Ridge Forrester pieno di acquari con pesci. Anche i tavoli erano acquari. Posto consigliatissimo. Si chiama Sango Aquarium Café
Nel pomeriggio siamo andati a vedere il museo dei residuati bellici. Non è terribile come quello di Phnom Penh, ma anche questo non è una gita piacevole. Tanto si è scritto e filmato sul Vietnam, ma i vietnamiti appaiono sempre come dei contadini incazzosi, delle specie di topi che stavano nelle gallerie, invece erano un fior di esercito di gente motivatissima preparatissima e organizzatissima. Ogni anno, per quasi 20 anni (la guerra è continuata anche dopo che quegli scassacazzi degli americani se ne sono andati) tutti i diciottenni vietnamiti sono partiti con gioia alla volta della guerra. E chi non partiva se la viveva veramente male. Amavano (e amano) moltissimo Ho Chi Minh, personaggio carismatico ma semplice e modesto nelle abitudini, che si faceva chiamare "Zio Ho", e che non ha mai preso moglie perché aveva già tanti nipotini: tutti i vietnamiti. Non è vissuto abbastanza per vedere la vittoria dei nordvietnamiti, ma ha avuto un ruolo primario nella liberazione dai francesi e dai giapponesi. Se poi in realtà lo Zio Ho fosse una carognaccia merdosa non lo sapremo mai, ma la sua immagine, quello che di lui è rimasto, ha creato e guidato una nazione di 82 milioni di persone.
Dopo siamo andati a vedere la pagoda dell'imperatore di giada e ci siamo pentiti perché fa veramente cagare. Un posto cupo puzzolentissimo con queste statue orende che sembrano la riproduzione in grande delle statue che vendono i cinesi in via Paolo Sarpi. Ne è valsa la pena quantomeno perché tornando indietro l'omino che guidava il cyclo si è immesso in una strada a due corsie in contromano. Almeno abbiamo provato un'emozione.
Il guidatore del cyclo ad un certo punto si è fermato, mi ha indicato un palazzo e mi ha detto in una lingua tra il francese e l'inglese "Americhén! Bang! Bang! Bocù daid!". Mi sono trovata a pensare a quale possa essere la loro immagine del mondo occidentale, se in fondo in fondo sono ancora incazzati con gli americani, perché a me non è sembrato assolutamente.
Alla sera siamo andati alla posta (trascinando con noi anche i poveri Stefano e Magda, coppia di italiani conosciuta nel privé di Madam Cuc) per la consueta spedizione a casa di libri letti, roba zozza e regali acquistati, solo che l'omino ci ha detto che nessun libro non stampato in Vietnam può essere spedito senza passare dal vaglio della polizia culturale. Evidentemente da qualche cosa il regime si dovrà pure evincere.
A cena siamo andati con Stefano e Magda in un ristorante di un'organizzazione che toglie i bimbi dalla strada e da loro educazione e successivamente un lavoro. In Vietnam la situazione è migliore che in Cambogia, ma non è comunque per niente buona. Siamo stati contenti di questo ristorante, abbiamo mangiato anche bene (anche se alle 10 ci hanno mandato via perché chiudevano)
14 Agosto - Ho Chi Minh City - Hanoi
Oggi siamo andati ad Hanoi, capitale del Vietnam e città coloniale francese. L'aereo della Vietnam Airlines non è nefando, e il volo va bene. Ad Hanoi c'è il sole.
Il tassista ha cercato di incularci di brutto portandoci ad un albergo che non era assolutamente quello che avevamo prenotato, ma uno orendo schifoso con le stanze senza finestre. Il tizio ha cercato di raccontarci che in realtà stavano facendo dei lavori, e che quello era il motivo per cui non assomigliava per niente al posto che avevo visto su internet. Ho lasciato lì Fausto e ho fatto di corsa tutta la via fino a quando non ho trovato l'albergo che mi ricordavo dal sito, poi ho recuperato Fa e le borse e saraccando in italiano al millantatore ce ne siamo andati.
Anche questa volta siamo al quinto piano senza ascensore, ma nostro albergo ha di bello due meravigliosi gattini.
Alla sera abbiamo visto lo spettacolo di marionette sull'acqua. Molto bello, molto caratteristico e molto bella anche la musica.
15-16 Agosto - Baia di Ha Long
La Baia di Ha Long è una baia caratterizzata dall'avere tante piccole isole calcaree e un panorama bellissimo. E' dichiarata patrimonio dell'umanità etc etc etc
I vietnamiti portano in giro la gente su delle specie di grandi barconi che loro guidano come dei pazzi sbattendo continuamente l'uno contro l'altro, e se si vuole si può pernottare 1 o anche 2 notti (sperando che la prua di un altro barcone non entri nel cesso durante il processo di minzione).
Appena arrivata ad Ha Long City mi sono fatta male con un piedistallo di ombrellone arrugginito zozzissimo. La farmacia del paese sembrava la cuccia del cane, e ho rinunciato all'idea di un vero ospedale. Mi sono quindi imbarcata con il terrore di infezioni gangrenose, tetano e varie altre ipotesi nefaste. In compenso il nostro equipaggio era composto da 7 italiani in viaggio con un tour organizzato della francorosso. Sono stati carini con noi, anche se ho come percepito una sorta di ribrezzo. Erano evidentemente schifati dalle condizioni igieniche della barca, e dato che invece per noi per la media dei posti dove siamo stati la barca è quasi bella, è facile che fossero molto schifati anche da noi. Avevano grossi problemi di management delle magliette (cambiarne 1 o 2 al giorno?) e degli atomi di sporco potenzialmente attaccati al didietro dei pantaloni. Io sinceramente alla fine del giretto ero mortificata, sentivo un desiderio incredibile di tornare alla sporcizia e alla vita vera, insieme alla gente che non ha avuto il culo di nascere a roma ai parioli col mercedès e la portineria. Non voglio fare la rivoluzionaria a tutti i costi, ma esistono delle norme di rispetto che vanno oltre le inclinazioni politiche: se si sceglie di visitare paesi in via di sviluppo è quantomeno corretto mettere in conto un certo grado di disagio, che non è nulla in confronto alla vita di merda delle popolazioni autoctone. Non so come spiegarmi, è come se uno andasse a casa di un amico in difficoltà e si lamentasse della fodera del divano.
In definitiva, sia per la tristezza che ci è venuta, sia per il tempo sia per il casino sia per il caldo tremendo, la gita in barca alla baia di Ha Long è stata la parte peggiore del nostro viaggio, e quindi non mi dilungo oltre
Siamo tornati ad Hanoi (che ci piace moltissimo) e stavamo per andare a ritirare alcuni vestiti che mi sono fatta fare (3 vestiti di seta su misura per l'enorme cifra di 50 dollari) quando è scoppiato un temporale pazzesco, la strada si è allagata e pure parte del negozio dei vestiti (il tizio era preparatissimo, infatti sugli scaffali bassi non c'era niente). Io e Fa abbiamo guadato con circospezione la strada e siamo entrati nel negozio, Fa ha giocato per mezz'ora con i figli del tizio, io mi sono provata gli abiti (che andavano benissimo) e poi siamo andati a cena - finalmente!!! - in un vero ristorante italiano. Io non sono una che cerca i ristoranti italiani all'estero, ma stavolta ero pervasa da autentica gioia.
Il padrone del ristorante era marchigiano, e io e Fa abbiamo fatto delle scommesse sul motivo per cui si era trasferito. Le ipotesi più accreditate erano
- 1. amore di una donna
- 2. amore di un uomo
- 3. sfuggire alle polizie internazionali
- 4. sfuggire ad organizzazioni malavitose
In realtà alla fine ci ha detto che l'aveva mandato qui la sua azienda che produceva aquiloni e paracaduti
Al ristorante abbiamo incontrato sette (sette!) coppie di italiani che avevano adottato bimbi vietnamiti. La gioia di questi neogenitori ci ha colpito moltissimo. Hanno impiegato una media di 4 anni per le pratiche di adozione. Un iter che scoraggerebbe chiunque, e invece questi signori hanno continuato ad aspettare, e quella sera avevano finalmente con loro i nuovi figli. Con ammirazione e gioia siamo tornati nell'albergo con i gattini.
17 Agosto - Hanoi - Ko Phangan
Stamattina siamo partiti alla volta di Ko Phangan, nella Thailandia meridionale. Il mio addio al Vietnam è stato un aereo con i braccioli completamente ricoperti di scotch argentato. Mi sono girata e ho pensato "che nebbia". In realtà era il dito di polvere nello spazio tra i due finestrini. Ad un certo punto il pilota è uscito per andare a farsi un caffè e una pipì. Il volo durava un'ora e mezzo. Il mondo è bello perché è vario.