TUNISIA

20 Aprile 2003

Marco ed io partiamo con il trenino alla volta di Malpensa. Abbiamo avuto la geniale idea di usare una valigia sola, e adesso la densità specifica del suddetto accessorio è pari a quella di una supernova. Ci guardiamo intorno perché c'è sempre il rischio di incontrare Margherita Hack, che potrebbe requisircela per i suoi studi. Partiamo alle 2, e in 1 ora e mezzo siamo a Tunisi.

Arrivando a Tunisi la prima cosa che colpisce è l'uniformità delle case, basse, bianche e squadrate. Non è nemmeno un'area particolarmente brulla, anzi, in alcune zone è decisamente verde. All'aeroporto noleggiamo una macchina in un'agenzia sconosciuta da un tizio che, calcolatore alla mano, esegue a nostro beneficio una serie infinita di operazioni, probabilmente a caso, per farci capire che ci sta facendo uno sconto immenso. Dopodiché ci chiede 10 € per una non meglio identificata "tassa". Quando si dice che l'immagine è tutto...

La nostra macchina è una polo veramente zozza e anche parzialmente scassata, ma a noi di base va bene e intraprendiamo il nostro viaggio verso l'albergo. L'incontro con le strade tunisine è piacevole, perché sono ampie, nuove e tenute molto bene. L'imbarazzo è uno step successivo, quando ci si rende conto della quasi assoluta assenza della segnaletica, o della collocazione di quest'ultima in posizioni bizzarre. Fatto sta che ci perdiamo in cinque minuti. E qui il terzo step: il Tunisino Indicante. Il Tunisino non ti spiega, alza il dito e dice "a droit". Dopo 3 o 4 Tunisini Indicanti finiamo in una stradina minuscola abbastanza agghiacciante con tanto di adolescenti molesti su motorini taroccati e cagnacci urendi presumibilmente idrofobi. Abbiamo sorpassato una mucca che brucava per suo conto, immagino un'esperienza che non ci capiterà tanto facilmente nella vita.

Alla fine arriviamo al nostro albergo, che si trova in un'area a nord di Tunisi: Gammarth. Questa cittadina, come la vicina La Marsa, consiste quasi solamente in strutture turistiche, ristoranti e alberghi, alcuni dei quali assolutamente piacevoli (come il posto dove stiamo noi, The Residence) altri risultati da costruzioni veloci in periodi di forte espansione del turismo, e che quindi ora, a distanza anche di pochi anni, mostrano i prematuri segni del tempo.

Un'ondata di gioia ci travolge al nostro arrivo: l'albergo è veramente notevolissimo, con un centro di thalassoterapia con relativo piscinone con bolle sotto una calotta di vetro gigante. Il tutto con gusto e senza particolari eccessi. Dopo il bagnetto in un cesso grande più o meno come la nostra casa di Milano, ceniamo nel ristorante dell'albergo. E qui abbiamo un'altra bella sorpresa: nonostante la Tunisia sia un ex-colonia francese, le porzioni sono enormi.

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- Posizione del portiere della Sampdoria

- Posizione della trofia al pesto senza fagiolini

- Posizione della schiuma da barba squibb al mentolo

- Posizione del cavallo con le coliche

 

21 Aprile

Oggi abbiamo visitato Tunisi. Tunisi è una città veramente bella, e sorprendentemente piccola di dimensioni. La parte sicuramente più bella è la Medina, il vecchio quartiere arabo, mentre la parte francese, la Ville Nouvelle, è più recente e costruita prevalentemente in stile coloniale. Evidenti sono i riferimenti alla megalomania francese, quindi anche qui vialoni, palazzoni, fontanoni, monumentoni. Dappertutto ci sono viali e piazze che si chiamamo Bourguiba e 7 Novembre, questo perché il giorno 7 novembre 1957 il signor Habib Bourguiba cacciò a pedate i Francesi, proclamando la fine di una dominazione iniziata nel 1881. I Tunisini amano molto il loro liberatore, che è rimasto al governo come presidente della repubblica fino al 1987 e che si è sempre opposto al partito islamico e all'integralismo.

I Tunisini guidano in maniera piuttosto anarchica, il che costituisce fonte di ansia per Marco. Anche all'interno della città la segnaletica segue una logica a noi oscura, ma nonostante ciò siamo riusciti a raggiungere la Medina e parcheggiare appena fuori. La Medina è veramente bellissima, è composta da vicoli molto stretti e rigorosamente storti, i souq. Nei souq ci sono negozi di ogni genere, ma di base artigianato locale e souvenir. Il mio momento di gioia e maraviglia è durato cinque o sei minuti, dopodiché mi sono resa conto che era già buio, che i negozi erano quasi tutti chiusi e che in una folla di tunisini con i narghilé ero l'unica femmina, e per giunta con l'ombelico di fuori. Da lì a trasformarmi in Gelindo Bordin è stata questione di attimi. Al ritorno è stato forse ancora più inquietante, perché questi vicoletti erano assolutamente deserti se non per i gatti che frugavano nei sacchi della spazzatura che adornavano copiosi gli angoli. La cosa simpatica è stato uno sbirro (già di per se questi simpatici amici ti rassicurano portando il mitragliatore a tracolla puntato ad altezza uomo), il quale proprio mentre gli stavo passando di fianco ha deciso di salutare un amico posto a cento metri emettendo una potenza di suono simile a quella del concerto dei Doors nel '68 a Pittsburgh. Ovviamente io ho avuto un arresto cardiaco, invece lo sbirro si è divertito molto a burlarsi di me emettendo suoni inintellegibili ma rigorosamente sonori come una cassa Bose.

Da questa serata ho capito le seguenti cose

1. Il cuscus mi fa schifo

2. I dolci tunisini contengono sempre delle quantità variabili di sementi

3. I tunisini parlano tutti a voce altissima e - sarà a causa della melodia particolare della lingua araba - sembrano sempre incazzati anche quando stanno dicendo mamma butta la pasta

 
- Posizione della sedia Cesca

- Posizione del monaco Zen dopo una canna

- Posizione della Harley Davidson Fatboy

- Posizione del cane quando elemosina dalla tavola

 

22 Aprile

Oggi abbiamo visitato Cartagine e Sidi Bou Said. Cartagine è un paesino molto gradevole, ma le rovine romane che ci aspettavamo fossero tipo fori imperiali ci hanno fatto quasi piangere. Sono suddivise in tre gruppi più il museo. Innanzitutto ne rimane veramente giusto una traccia, poi sono state ristrutturate con il cemento (orrore!). Le rovine migliori in Tunisia immagino siano da  un'altra parte. Oltretutto ad un certo punto l'omino all'ingresso ci ha pure rimbalzato fuori perché secondo lui era tardi. In realtà mancava mezz'ora alla chiusura, ma non sapeva leggere, quindi lui ogni giorno andava a occhio, quando cominciava a esserci meno gente semplicemente cacciava fuori tutti e chiudeva. Questa è la tipica Flessibilità Mediterranea a noi nota e cara.

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Sidi Bou Said è un paese veramente bello. Arroccato su un'altura a picco sul mare, ricorda Capri, o Portofino, o altri paesi mediterranei non pianeggianti. Il colore dominante è il bianco, a contrasto con l'azzurro di porte e finestre. Le strade sono piccole e strette e possono passare solo motorini o ape piaggio. Nel nostro girovagare siamo capitati in una piazzuola dove c'era un santuario con tappeti e vari allestimenti da preghiera. Ovviamente un signore ci ha cacciati via - meschini infedeli - praticamente subito. Però ci ha spiegato che Sidi significa "santo", e quindi il paese si chiama San Bou Said, come Santa Margherita, o Santa Marinella, o Santo Stefano. Niente di nuovo, quindi.

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A cena ci siamo trovati in un graziosissimo ristorante dove ho ordinato due cose che sul menu in effetti mi sembravano diverse, invece mi hanno portato due piatti uguali (il piatto dell'antipasto era un po' più piccolo).

 
- Posizione de rosmarino 

- Posizione dell'idraulico

- Posizione dello gnocco fritto al guanciale

- Posizione - par condicio - della tigella al crudo

 

24-27 Aprile

Oggi siamo partiti da Tunisi alla volta di Djerba, nel golfo della Piccola Sirte, 700 km più a sud. Sono stata colta da un leggero malessere una volta salita sull'aeroplanino, ma essendo donna senza macchia e senza paura sono riuscita a ignorare tutti i rumori tipici del grazioso velivolo ad elica e ho mantenuto un applomb invidiabile fino al nostro atterraggio a Mellita.

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Il paesaggio di Djerba è molto diverso da quello del nord, ed è decisamente riconducibile al nord Africa. La vegetazione è rada e bassa (sarebbe un problema fare la pipì al bordo della strada), i colori tendono all'ocra nelle sue sfumature e la temperatura è decisamente più alta. Djerba è un'isola molto grande, forse solo leggermente più piccola dell'Elba. Tendenzialmente tutta pianeggiante, è una meta del turismo di massa, e infatti non sono molte le attrattive extrabalneari del posto. Il paese più grosso è Houmt Souk, piuttosto pittoresco e non eccessivamente costruito.

Il mare non è bellissimo, è piuttosto algoso (forse che le alghe del Belize mi abbiano seguito per molestarmi?), e non eccessivamente freddo. Il vento è fantastico, e io e Marco ne abbiamo approfittato per farci dei bellissimi giri in catamarano. Unico inconveniente, una volta ci si è sganciato un timone in mezzo al mare, quindi Marco ha dovuto farsi una mezzoretta con mezzo timone in mano mentre tornavamo verso terra.

Devo ammettere, non senza rimpianti, che essendo stato questo un viaggio di riposo, abbiamo visto poco della Tunisia, abbiamo perso Tozeur, Ksar Ghilane, il Sahara, i siti archeologici di Dougga e Kerkouane. Abbiamo conosciuto una bella nazione, progressista e senza eccessi, dove l'islamismo è vissuto discretamente e senza integralismi.

 

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