PATAGONIA / CHILOE’

 

Lunedì 9 Agosto – Patagonia here we comes

Il volo Isla de Pasqua – Santiago (5 ore e mezza) è in orario. Di gran carriera (non ci controllano nemmeno i passaporti) ci infiliamo sul volo del pomeriggio per Puerto Montt, la porta della Patagonia cilena.

All’aeroporto noleggiamo per 4 giorni l’auto che costa meno di tutte: un’elegante Renault Clio Sedan blu che avrebbe un gran bisogno di farsi una passeggiata in una dima.

Pernotteremo all’Hostal Pacifico (livello medio basso, anche per l’unità di misura cilena, ma costa pochissimo) e vorremmo cenare in un localino ad Angelmò, il sobborgo portuale di Puerto Montt, zona di locali su palafitte segnalata dalla Lonely Planet. In realtà il locale della giuda è chiuso quindi ci infiliamo nell’unico aperto. Il ristorante è decente, la cena pure e noi siamo entusiasti di essere arrivati qui a sud.

Anche al buio il porto pescherecchio sembra davvero pittoresco, proprio del tipo di porto peschereccio che ti aspetteresti di trovare in Patagona… non vedo l’ora di vederlo domani con la luce del sole.

 

Piatto del giorno: Caldillo de Congrio, una zuppa di pesce con un gran pezzo di congrio dentro. Calda ed onesta.

 

Parola del giorno: Congrio (Grongo). Lo scopro con raccapriccio quasi a fine vacanza sfogliando un libro nell’aeroporto di Santiago: il congrio non è esattamente un pesce ma una specie di anguillone che dicono molto saporito (“muy sabroso”, calcando sulla erre) ma siccome a me l’anguilla fa schifo ritiro anche il guidizio positivo sul piatto.

 

 

Martedì 10 Agosto – Pancho di Chiloè

Partiamo da Puerto Montt che con la luce del giorno sembra davvero un misto tra il Parco Nazionale dello Stelvio ed il Far West: catapecchie di legno e tanto verde… però con in più un porto peschereccio.

Siamo diretti a Chiloè, la Isla Grande, patria di Francisco Coloane, uno dei miei scrittori preferiti, isola dai numerosi miti e tutto sommato la destinazione che più aspetto in questo viaggio.

In Patagonia si alleva praticamente qualsiasi animale da cortile (“da reddito” direbbe Ale che ha studiato per l’esame di nonsochè veterinario). Non sto ad elencarveli… facciamo così, mandatemi voi dei nomi di animali da reddito di quelli più strani - tipo “galline faraone” - ed io vi dico se c’erano.

I traghetti che in 20 minuti vi portano sull’isola sono generalmente timonati da comandanti che fanno delle prese di banchina piuttosto allegre infatti sono pieni di bozzi però si vede che qui usa così.

Già dal traghetto intravediamo una fauna (stavolta selvatica) fantastica, ci sono i leoni di mare, Ale ed io siamo entusiasti. Appena sbarcati, ci dirigiamo – svariati chilometri di sterrato – alla Penguinera Punuhill per vedere i pinguini. Arriviamo e troviamo una bellissima spiaggia enorme sull’oceano e praticamente deserta. La fondazione Punhuill è chiusa… ma ci sono i pescatori!

Ci si fa incontro la controfigura del sergente Garcia di Zorro però senza baffi e con una berretta di Chiloè in testa.  Gli altri pescatori lo chiamano Pancho (nomen omen) ed alla mia domanda “Esta todo cerrado?” si presenta alla grande sparandoci un “Pescadores siempre abiertos” (licenze poetiche mie sulla trascrizione dal castigliano). Rapida contrattazione e Pancho ci carica sulle spalle per non farci bagnare i piedini (io mi sento in evidente imbarazzo), ci piazza in barca e ci facciamo questo meraviglioso giro. I leoni di mare sono adorabili, i pingui (non ho mai capito se sia la traduzione spagnola o un semplice diminutivo) sono pochi e un po’ deludenti ma in fondo simpatici. Il giro in barca vale davvero i 10000 pesos che ci fanno pagare.

Di ritorno verso Castro lascio la guida ad Ale e crollo in un sonno soddsfatto.

A Castro ci installiamo all’hotel Unicorno Azul (molto bello e poco caro, forse il migliore hotel della vacanza), poi ci facciamo un giro in città.

Al bar Ano Luz mi faccio una fetta di tarte tatin mentre Ale si chiude in uno sdegnoso digiuno.

Il bar è molto carino, il bancone è in realtà una barca e la torta è buona.

Decidiamo di girare un un breve video con i saluti per Movidas, io sono il regista ed Ale è la star: i suoi occhi sono bellissimi quando sorride.

Dopo un breve giro al museo locale (piccolissimo, gratis e interessante) rientriamo e mi entusiasmo nel notare che sul grande cedro di fianco all’hotel stanno posandosi per dormire un gran numero di quelle che al crepuscolo mi sembrano anitre selvatiche.

Chiedo all’hotel di trovarmi un mazzo di fiori per domattina a colazione: è il nostro anniversario, sono 6 mesi che stiamo assieme e voglio fare una sorpresa ad Ale. Si informano e mi fanno sapere che non potranno arrivare prima delle 10 perché il commesso inizia a quell’ora: domattina avrò il mio daffare per tenerla in camera fino a quell’ora…

Ceniamo da Octavio Palafitos, di fronte all’hotel e mangiamo bene.

Che bella giornata!

 

Parole del giorno: Almuerzo (Pranzo, quello che oggi abbiamo saltato) e Comida (Cena)

 

Piatto del giorno: Curanto (de Mariscos). Il piatto in realtà si chiama solo “curanto” ma a Santiago ad esempio aveva altri ingredienti e all’isola di Pasqua era cotto in modo diverso. In pratica si tratta di un “di-tutto-un-po” cucinato ogni volta come pare a loro. Punti fermi: un misto di cose all’incirca commestibili, abbondante e preferibilmente da mangiarsi in compagnia. Quello di Chiloè è una sorta di impepata di cozze ma con tante conchiglie diverse che solo Ale si ricorda il nome. Poi, sul fondo, un pezzo di pollo bollito, del maiale affumicato e delle pagnottelle di farina di patate. Detto così potrebbe fare schifo ma vi garantisco che è gustosissimo (pagnottelle a parte, magari).

 

 

Mercoledì 11 Agosto – Buon Anniversario Ale!

Sapete cos’è la bandurria? E’ una specie di ibis, un uccello con la testa gialla che al buio può sembrare un anitra selvatica ma che in realtà non lo è. Segni particolari: dorme in branchi sui cedri di fianco agli hotel unicorno azul e si sveglia alle 4 di mattina iniziando a chiamarsi reciprocamente con gli altri cento. Il verso è un “quack” effettivamente tipo quello delle anatre.

Sono le 4 e siamo già svegli. In più proprio oggi devo tenere Ale in camera fino alle 10!

Faccio il mio sporco lavoro quasi bene ma alle 9:30 dopo che ha letto 2 libri, ha fatto il bagno e la doccia, i suoi bisognini, ha ripiegato tutti gli abiti nel guardaroba ed è tornata per un po’ a letto non ce la fa più e, scocciata per la mia presunta pigrizia, mi pianta in camera per scendere a colazione.

Scendo 10 minuti dopo, le dieci sono ormai passate ma i fiori ovviamente non ci sono.

Faccio finta di niente.

Passiamo la giornata visitando i paesini dell’isola. Achao, Curazco de Velez e poi Conchi, vogliamo visitare le tipiche chiese tutte in legno che sono state dichiarate patrimonio dell’umanità e - visto che è il nostro anniversario - concederci un pranzo a base di ostriche.

Molti ristoranti sono chiusi perché siamo fuori stagione e dove troviamo aperto (ad Achao al Mar Y Vela) le ostriche non ci sono. Prendo un piatto di locos, dei lumaconi tipo le “conchas“ caraibiche che come le conchas fanno un po’ schifo.

Al ritorno due leoni marini giocano molto vicini allo scalo del traghetto, attirati da una chiatta che sta caricando delle casse di salmoni. Sono bellissimi (i leoni di mare, non i salmoni).

Al rientro in camera finalmente troviamo il mazzo di fiori. Ale sorride, mi bacia e dice che li porterà con se nei prossimi alberghi. E’ contenta ed io sono felice che lei sia felice. Non mi ricordo dove siamo stati per cena ma a questo punto non importa più.

 

Parola del giorno: Ale (Ale)

Piatto del giorno: Ale (è buonissimo)

 

Giovedì 12  Agosto – Ostras Caulìn

“Cau-cau” era il nome (onomatopeico) mapuche di un grosso gabbiano, “Lin” in mapuche significa collina. I Mapuche erano gli abitanti originari del Cile prima dell’arrivo degli europei.

Oggi siamo stati alla collina dei grossi gabbiani.

Per arrivare a Caulin si deve percorrere un lungo tratto di strada sterrata e poi passare in auto su una spiaggia (sfruttando la bassa marea che di questi tempi è di oltre un metro). Alla fine si arriva ad un paesino dimenticato dal mondo, diviso – come Bergamo - in Caulin “de Hura” e Caulin “de Hota”.

A Caulin “de Hota” c’è l’allevamente di ostriche - con annesso ristorante - Ostras Caulin.

Il ristorante è con veranda sulla spiaggia, aperto “todo el dias del ano en horario de luz diurna”. Un pasto completo a base di ostriche e vino bianco cileno per due persone costa 15,000 pesos (circa 20 euro), le ostriche sono freschissime, prelevate dalle vasche di spurgo nel giardino del ristorante.

Il proprietario è don Ramon Molina, un simpatico e loquace anziano la cui caratteristica fisica sono due orecchie grandi quanto le mie mani che bordano praticamente tutto il viso.

Don Ramon ci ha raccontato tutte le leggende di Chiloè (il caleuche, il trauco, la voladora, tentenvelu e caicaivelu, mille altri personaggi fantastici della mitologia chiloense) e poi ha discettato di onomastica (Molina come cognome ricorrente in tutte le lingue del mondo: Molinari, Monlar, Miller, Mueller perché i mulini ed i mugnai sono esistiti in ogni parte del mondo) e di toponomastica locale.

I cileni sono – probabilmente per cultura - decisamente dei grandi affabulatori. Infatti è un paese ad altissima densità di grandi scrittori e poeti: Pablo Neruda, la Allende, Gabriela Mistràl, Sepulveda e – last but not least – don Francisco Coloane.

E’ stata un’esperienza molto bella, uno dei giorni più memorabili di tutta la vacanza e sicuramente il miglior ristorante sperimentato in Cile.

Caulin era di strada per salire ad Ancud dove arriviamo nel pomeriggio per sistemarci all’hotel Balai (buona scelta), nella piazza principale del paese, ci concediamo un piso (le bandurrie sul cedro dell’Unicorno Azul hanno colpito anche stamattina) e ceniamo in un buon ristorante dove – come al solito – siamo gli unici clienti.

 

Parola del giorno: Chiloè (Chiloè, nome proprio di isola nel centro-sud del Cile, inizio della regione geografica detta Patagonia). Il nome ha la sua radice nei termini mapuche Chille = Gabbiano e Hué = Luogo. Quindi Chiloè = Luogo dei Gabbiani.

 

Piatto del giorno: Ostras, ostriche originali cilene, non quelle di importazione giapponese.

 

 

Venerdì 13 Agosto – Ciao ciao Chiloè

Dopo aver passato una nottata di pioggia con tanto di goccia in camera (agilmente risolta dalla cameriera con un salviettone per terra) e dopo una passeggiata mattutina sulla piazza (alle nove due grosse casse acustiche nel giardino del centro cultural municipal sparano a tutto volume “Vagabundo” ed altri originali di Nicola di Bari) rimettiamo i bagagli in auto e ci prepariamo a lasciare Chiloè.

Alla fine l’unica città che abbiamo saltato è Quemchi, paese natale di Francisco Coloane, ma non importa.

Dal traghetto per il continente riceviamo “saluti” da pinguini e leoni marini ed a mezzogiorno riconsegnamo l’auto all’aeroporto di Puerto Montt. Solita tappa all’aeroporto di Santiago (che ormai conosciamo meglio di Linate) e nel pomeriggio volo verso nord per Calama dove sfruttiamo un passaggio su un pullmino di turisti italiani per arrivare a San Pedro de Atacama da cui nei prossimi giorni partiremo per diverse escursioni nel deserto.

 

Piatto del giorno: Il pranzo di bordo della LAN Chile, onestamente a distanza di un paio di settimane non ricordo un piatto in questa giornata che valga la pena di essere menzionato quindi rendo omaggio alle linee che ci hanno scorazzati su e giù per il paese. Il loro pasto è decente.

 

Parola del giorno: Tripulacion (Equipaggio), vedi sopra. Si usa anche in senso velistico, come “Crew”.

 

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Santiago Ale - Santiago Ayeye

Isola di Pasqua Ale - Isola di Pasqua Ayeye

Patagonia Ale - Patagonia Ayeye

Deserto di Atacama Ale - Deserto di Atacama Ayeye

Valparaìso Ale - Valparaìso Ayeye

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