ISLA DE PASCUA
4 Agosto - Santiago - Isola di Pasqua - 3700 chilometri
Alle 4 abbiamo preso l'aereo diretti all'isola di Pasqua tutti contenti perché dicevamo "evvaii figata adesso andiamo dove fa più caldooo". Siamo arrivati dopo 5 ore di volo e pioveva e c'era un vento gelido tipo bora. Evabbee pazienza. Siamo andati all'albergo e abbiamo scoperto che non c'era il riscaldamento. Meno male che il misericordioso jet leg ci ha stesi.
5 Agosto - Isola Di Pasqua, altrimenti detta Rapa Nui, altrimenti detta Te Pito Ote Henua
Oggi abbiamo visitato un po' l'isola. E' un posto abbastanza incredibile: l'unico centro abitato è Hanga Roa, e te lo giri tutto in un'ora. Ci sono molti ristorantini, alberghi e bar, ma è un posto abbastanza sensibile alla bassa stagione (temporada baja), dal momento che il tempo è quasi sempre buono ma i venti molto freddi possono essere spiacevoli. In pratica come turisti eravamo credo in dieci totali, io, Ayeye, una coppia di Cileni secondo me clandestinissimi (vedi dopo) e un gruppo di svizzeri in gita parrocchiale. La vegetazione non è del tutto caraibica: crescono eucalipti, prati, alberi alti. Insomma, è un isola tra il tropicale vero e il temperato.
La gente è un po' strana, ci sono gruppi di ragazzi hippy che rifiutano il progresso, girano a cavallo, dormono nelle grotte e mangiano cocchi. Avranno anche la loro profonda ideologia, ma nessuno mi toglie la convinzione che se questi possono ciularti la tecnologicissima visa lo fanno e basta. I Rapanui (non hippy) sono molto religiosi, molto tradizionalisti ed orgogliosi della loro storia. Sono gentili con i turisti, ma non troppo perché molto del denaro proveniente dal turismo ritorna nel continente. Rapa Nui gode di facilitazioni molto forti da parte del governo centrale, strutture, scuole, ospedali e concessioni di terre aiutano questa gente che si guadagna da vivere con il turismo, l'agricoltura e la pastorizia. E' molto facile vedere cani e cavalli che gironzolano liberi. Anche mucche, a volte, e anche tori. In quel caso la fuga secondo me potrebbe essere opportuna.
Gran parte dell'Isola è parco Naturale, ed è stato proclamato dall'Unesco patrimonio culturale dell'umanità.
Siamo andati in una spiaggetta vicino al centro dove abbiamo socializzato con una coppia di cileni: lui belloccio e della mia età, lei sicuramente molto meno giovane ma fascinosa. Io e Ayeye abbiamo ipotizzato una relazione mercenaria, una relazione clandestina e una relazione normale. Sulla normale abbiamo dei dubbi, sulla mercenaria anche perché sembravano entrambi abbastanza intelligenti, rimane l'ipotesi clandestina. In ogni caso abbiamo socializzato, abbiamo pranzato insieme e mi hanno anche promesso di farmi avere l'indirizzo di Luìs Sepùlveda (cosa che poi hanno fatto).
Nel pomeriggio siamo andati a visitare i Moai intorno alla città. E' stato bellissimo, abbiamo visto il tramonto e le onde che si infrangevano sugli scogli. E' un posto molto romantico, ma di un romanticismo un po' rustico, che non fa venire in mente tanto l'amore, quanto il sesso, o l'amicizia.
Siamo poi andati a cena in bel un ristorante sul mare. In quasi tutti i posti dove andiamo siamo gli unici clienti. Una libidine totale. La media di spesa per una cena è dai 10 ai 20 € in due.
6 Agosto - Rapa Nui - Anakena
Oggi siamo stati dall'altra parte dell'isola, alla spiaggia più grande, Anakena, che è proprio una spiaggia fichissima, mare bello pulito sabbia bianca i moai in fondo e praticamente solo noi. Ayeye ha trovato per terra una biglia, così ha costruito una pista dove concorrevano con la biglia sassi e semi.
Stasera durante la nostra terza cena abbiamo capito che qui i pesci si chiamano maki maki, cana cana, toro toro, rape rape e praticamente si mangiano solo quelli o il pollo lesso.
7 Agosto - Giro dei Moai
Oggi abbiamo fatto il tour serio dell'isola con la guida. La nostra guida si chiamava Carlos Paoa, non era proprio magro e nemmeno tanto simpatico. Ci ha portato a vedere tutti i siti principali e ci ha raccontato bene la storia dell'isola, anche se la sua espressione era tipica di chi ha preso la purga la sera prima e alla mattina gli fa male la panza.
Alla fine del secolo XV, sono arrivati dalla Polinesia alcuni colonizzatori che hanno iniziato a vivere sull'isola (la leggenda descrive il mitico primo re Hotu Matua, che divise le persone in 12 tribù). Hanno cominciato a scolpire piccoli Moai che venivano eretti presso le tribù guardando verso l'entroterra verso il villaggio. Si pensa che i moai rappresentassero gli antenati, che attraverso gli occhi fossero in grado di passare la saggezza (la sabidùria) agli abitanti. I moai venivano messi su piattaforme alte anche 4-5 metri: gli Ahu, terreni di sepoltura.
I Moai venivano scolpiti nella roccia nel vulcano Rano Raraku, interrati parzialmente per poi essere trasportati al sito definitivo facendoli scivolare su tronchi di albero e sollevandoli piano piano con funi e sassi. Essendo una popolazione molto superstiziosa, gli occhi venivano scolpiti solo quando il moai era in posizione verticale.
Ad un certo punto le tribù hanno cominciato a diventare molte e a fare a gara a chi ce l'aveva più grosso (il moai) raggiungendo altezze di quasi 20 metri. Poi sono arrivate nell'ordine, la sovrappopolazione, la siccità, gli incendi, e le tribù non si sono più limitate a costruire moai più grandi, ma hanno cominciato a farsi la guerra. A quel punto i moai delle tribù avversarie venivano rovesciati (la credenza era che perdessero così il proprio potere, non potendo più guardare la tribù). Tutti i moai che vediamo in piedi sono stati restaurati.
Quando sono arrivati gli spagnoli hanno trovato un'isola in guerra e decadenza, e così si sono risparmiati la fatica di scassare tutto come facevano di solito. In compenso hanno preso come souvenir una gran parte della popolazione, deportandoli in Perù a lavorare come schiavi. Ne tornarono solo un centinaio, portando con loro graziosi doni come vaiolo e tubercolosi. Nel 1888, anno di annessione al Cile, l'isola era abitata da 111 persone.
Successivamente (1897) arrivò la Williamson Balfour & Co, simpatici amichetti che relegarono la popolazione nella sola area di Hanga Roa, e sfruttando tutto il resto come pascolo per le pecore. Nota: la gente non poteva uscire dai confini del paese e non poteva avere pecore, per il timore di ruberie o di confusione. Nel 1953 le pecore presero il largo, e il Cile riprese possesso dell'isola, ponendola sotto il controllo della marina militare. Pinochet fece addirittura allargare e allungare la pista dell'aeroporto per consentire allo space shuttle di atterrarvi in caso di difficoltà. Da una parte si incazzarono come delle bestie, dall'altra parte credo che sia stata un'opera non male: ora l'aeroporto di Rapa Nui è il più attrezzato del sudamerica. I missionari a Rapa Nui hanno fatto veramente un buon lavoro, hanno convertito la popolazione, hanno introdotto nuove coltivazioni e allevamento, e sono stati l'unica forma di autorità durante lunghi periodi di anarchia, nei quali l'isola veniva regolarmente saccheggiata dai pirati.
Rapa Nui attualmente è parte della regione di Valparaìso, per cui non gode di sufficiente autonomia propria: non è possibile ridimensionare le tasse sul turismo, che non sembra destinato ad aumentare.
Abbiamo anche visitato l'Ahu Te Pito Kura, che dicono sia l'ombelico del mondo. In realtà era solo uno strumento per bilanciare i carichi delle imbarcazioni.
8 Agosto
Stamattina Ayeye mi ha convinto ad andare alla messa dell'isola, interessante perché interamente cantata in lingua rapanui. Io sono andata malvolentieri, ma in realtà è ne è valsa la pena: la messa è stata molto suggestiva, è stato interessante vedere la gente del posto nel loro ambiente, ho scoperto che "onnipotente" si dice "todo poderoso" e "cosa buona e giusta" si dice "cosa justa y necesaria" e poi abbiamo conosciuto Padre Pablo e il suo cane Arturo.
Padre Pablo, che si chiama in realtà Paolo, viene da un paesino in provincia di Brescia ed è partito 30 anni fa come missionario della Compagnia di Gesù, ha girato in Uruguay (dove la gente andava a sentire le sue messe perché lui aveva fatto la scuola radioelettra e quindi aggiustava tutte le televisioni del paese), in Perù, dove alla gente non gliene frega niente di niente e men che meno di Gesù Cristo, in Argentina, dove ha portato in tournee per 30.000 km le reliquie di Sant'Antonio da Padova ed approdando infine a Coyhaique, nel cuore della Patagonia cilena, dove gli uomini lavorano come pescatori tre giorni al mese e per i restanti ventisette si bevono lo stipendio. A Rapanui viene due volte l'anno per 4 mesi in sostituzione del parroco cileno che torna nel continente lasciandogli la casa e il cane Arturo. Abbiamo socializzato immediatamente con Padre Pablo, e siamo stati con lui tutta la giornata. Conosce tutti gli abitanti dell'isola, andare in macchina con lui è impossibile perché si ferma ogni due metri a salutare la gente ciao come stai come sta Rosa a casa tutto bene tante care cose ciao ciao ciao.
Ci ha portato a vedere altri siti, ci ha spiegato un sacco di cose interessanti sugli abitanti dell'isola e sul loro modo di vivere, ci ha raccontato delle sue esperienze in America Latina, della vita dura della povera gente. E' stata una giornata bellissima.
Alla sera siamo andati a cena con Padre Pablo, e io ho pensato bene di finire la serata al Pronto Soccorso dell'ospedale di Rapa Nui con uno dei miei mali di testa devastanti. L'infermiera, Rosa, una signora indio di mezza età e di un certo peso, ha riempito due siringhe giganti di qualcosa di trasparente e mi ha attaccato a questa flebo casalinga per venti minuti. Credo a questo punto di avere visto proprio tutto di Rapa Nui.
9 Agosto - Rapa Nui - Santiago - Puerto Montt - 4600 Km
Stamattina Padre Pablo ci ha accompagnato all'aeroporto dove abbiamo preso il volo per tornare a Santiago. Grazie a lui la nostra visita all'isola ha avuto tutto un altro senso. E detto da una come me che ha un rapporto con la Chiesa Cattolica Romana quantomeno conflittuale significa veramente qualcosa.
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