4 Agosto Havana
Siamo arrivati all'Havana con volo Iberia alle ore 20.30 locali. Il primo impatto con il regime è abbastanza urfido. La coda al controllo passaporti dura circa un'ora, e quando arriva il tuo turno e ti rendi conto che dentro non c'è robocop, ma solo un omino che guarda 34 volte il tuo passaporto, ti fa togliere gli occhiali e ti fa 4 domande inutili, ti girano anche un po' le balle. Dietro consiglio della nostra amica Raffa abbiamo deciso di tenere la visita dell'Havana come una delle ultime cose, per riuscire a capire meglio la città. All'aeroporto è venuto a prenderci il presidente di Nestlé Cuba, Alain, expatriate francese arrivato a Cuba 7 anni fa. Nestlè a Cuba vende poco e niente (come quasi tutte le multinazionali del mondo), ma possiede al 50% la più grande azienda di bevande, la Ciego Montero. Alain ci porta nella sua bella casa a Miramar, un quartiere residenziale, che condivide con la moglie Lucy e la cagna Piña. Ci intrattiene piacevolmente per un paio d'ore nelle quali io mi scolo una bottiglia di rosso e mi mangio un camembert. San Pellegrino 12 anni fa ha venduto alcune linee produttive vecchie a Cuba, e i cubani, come per tutte le cose, si sono arrangiati, le hanno messe a posto e le usano tranquillamente per produrre la loro acqua.
Alain ci mette un po' all'erta, e ci racconta che a Cuba non si può comprare quasi nulla, anche avendo soldi, e non si può importare niente. Lui si fa arrivare i camembert dalla Francia con la valigia diplomatica e li surgela. Infatti il suo freezer è un tripudio caseario, di cui in seguito sentirò moltissimo la mancanza.
Io esprimo il desiderio di dormire con la cagna, ma nonostante i suoi modi carinissimi Alain mi nega decisamente il suo consenso.
La storia di Cuba è storia recente, ma molto interessante. Conquistata dagli spagnoli, rimane colonia - nonostante periodiche forti ribellioni - per svariati secoli, sempre fortemente concupita dagli USA, che per ben due volte chiedono di comprarla dagli Spagnoli. Gli Spagnoli non ci cascano, peccato però che alla fine del 1800 un drappello di incazzusi nel giro di pochissimo tempo caccia i sempiterni dominatori, anche grazie all'intervento - risolutivo - degli Stati Uniti, i quali come da tradizione ne approfittano per metterci la zampaccia.
I grandi nomi dell'indipendenza cubana sono Maceo, José Martì, Cespedes e Cisneros. In ogni città di Cuba le vie si chiamano così, Calle Martì. Calle Cisneros, Parque Cespedes (una confusione imbarazzante ma ci si abitua).
Dopo l'indipendenza gli Stati Uniti iniziano ad esercitare un'ingerenza sempre maggiore su Cuba, tanto che i presidenti diventano sempre più fantocci al soldo USA. L'ultimo - Batista - si distingue per la sua ingenuità e la sua incapacità di governare il paese (incluso il colpo di stato, nel 52).
Nel 1953 il 26 Luglio un avvocato di nome Fidel Castro con il fratello Raul e una banda di cinghiali tenta di assaltare la caserma Moncada a Santiago. Non ci riescono perché una macchina della polizia di pattuglia li becca proprio mentre stavano arrivando, e ovviamente vengono tutti presi. In realtà l'assalto alla Moncada è stato un fallimento, ma in tutta Cuba celebrano questo 26 Luglio come il giorno in cui si è capito che la rivoluzione era possibile. In realtà secondo me è perché non è che abbiano molto altro da celebrare.
Invece di liquidare Castro, dati i numerosissimi movimenti popolari che stavano spuntando ovunque in Cuba, lo sveglissimo Batista lo incarcera per 3 anni e poi lo libera. Fidel invece di firmare per la libertà condizionata onde reintegrarsi nella società moderna cubana, in trenta secondi scappa in Messico dove impiega i successivi mesi a organizzare una revolucion con tutti i crismi. Conosce un medico argentino, un bel figone, Ernesto Guevara, detto "el Che" per il suo vizio tipicamente sudamericano di intervallare le frasi con "che, che" (Il parallelismo con Xe è inquietante). Nel 1956 dal Messico Castro e altri 80 sfigati sbarcano con uno yacht - il famoso Granma - nel sud di Cuba, incontrano i rivoluzionari che erano stati coordinati dall'estero e inizia la loro risalita verso nord. ll 2 Gennaio 1959, i rivoluzionari occupano l'Avana. E' nata la nuova Cuba.
La rivoluzione Cubana nasce come atto semplice, contadino. Costruivano carri armati saldando lamine di ghisa ai trattori. E' stata pura motivazione, risorse quasi zero.
Inizialmente Fidel castro non crediamo volesse isolare il suo paese dal resto del mondo, solo nel 1961 Fidel Castro connota per la prima volta il suo governo come socialista. Il 17 Aprile dello stesso anno gli americani sbarcano su di una spiaggia a sud di Trinidad: Bahia de Cochinos, la baia dei porci. Sorprendentemente i cubani li mazzulano di brutto - questo episodio è da molti considerato all'origine del declino del presidente Kennedy. Dopo questa pesante sconfitta gli stati uniti proclamano un embargo commerciale completo - el bloquéo - che dura tuttora.
Che Guevara - idealista vero - dopo un po' a Cuba inizia ad annoiarsi. Bolso e incarognito vola prima in Angola e successivamente in Bolivia. Cerca di liberare gli indios Quechua, ai quali però di base non interessava moltissimo essere liberati, cosicché Che Guevara - privo dell'appoggio popolare - viene intercettato e fucilato il 9 Ottobre 1967.
Per 30 anni i cubani sono vissuti grazie ai commerci con l'Unione Sovietica (soprattutto zucchero di canna) e con la Cina. Dopo il crollo del blocco sovietico però per i cubani sono iniziati tempi duri. Gli Stati Uniti - con il permanere dell'embargo - non fanno altro che incrementare il nazionalismo cubano.
Chi dice che Castro è un dittatore ha ragione, ma immagino che la situazione di Haiti o del Nicaragua fossero ben diverse. In 47 anni Cuba ha vissuto in totale autarchia, ad un passo dalla nazione più potente del mondo, coltivando le proprie tradizioni e sviluppando un fortissimo senso pratico. Ogni cubano sa arrangiarsi, ogni cubano è consapevole. Il fascino di questa gente è maggiore anche dell'esasperazione che a volte prende.
In questi anni Fidel Castro ha fatto moltissimo per Cuba, prendendo una nazione oligarchica e latifondista facendone uno stato socialista a tutti gli effetti, scolarizzando le masse e introducendo un sistema sanitario all'avanguardia, possibilità per tutti e situazioni occupazionali - sulla carta - perfette. La scuola è obbligatoria fino a 18 anni, liceo, università, pensionati per studenti, tutto gratis. Tuttora il regime socialista rimane quello vero, il Vietnam è un pallido ricordo. A Cuba tutto è statale, e anche chi possiede una casa non può venderla né affittarla. Le imprese straniere vengono accettate al 50%
Ora però la gente è stanca del monopolio culturale (esiste un solo giornale, il Granma, che ha solo 8 pagine ed è contenutisticamente discutibile), delle file per un sacco di farina o di fagioli, di guadagnare 15 dollari al mese e di vivere senza libertà. Il regime ha aiutato un popolo ad affrancarsi dalla schiavitù, dalla miseria, consapevolizzando le masse che ora desiderano qualcosa di più, un mondo nuovo, dei nuovi orizzonti.
L'introduzione del dollaro (successivamente rimpiazzato dal peso convertible - il CUC - una non-moneta che equivale al dollaro svalutato del 20%) ha da una parte consentito l'ingresso di valuta pregiata nelle casse dello stato, dall'altra ha creato una doppia economia pericolosissima: guadagna di più un parcheggiatore che prende mance dai turisti che un medico. Ogni CUC sono 23 pesos cubani. Solo chi lavora coi turisti ha accesso al CUC, tutti gli altri si arrangiano con i magri stipendi statali, questo ha creato da una parte il "jineterismo" - la proliferazione di procacciatori d'affari tristissimi e a volte francamente delinquenti - e dall'altra una pseudostratificazione sociale senza basi professionali o familiari.
Fidel Castro è stato operato a Luglio di trombosi mesenterica. Attualmente ha ceduto i poteri al fratello Raul. Non sappiamo se tornerà al potere, ma quello che crediamo è che il regime crollerà, ma non rapidamente come pensano tutti. In realtà già da qualche anno Fidel è morto politicamente: la vecchiaia e la stanchezza hanno vinto quello che gli USA non sono riusciti a vincere in 47 anni.
5 Agosto - Trinidad
Stamattina ci siamo svegliati presto e siamo partiti con la nostra meravigliosa VW Polo bianca noleggiata alla volta di Trinidad.
I primi problemi iniziano nel trovare l'entrata dell'autostrada - per inciso la più grossa arteria di Cuba - l'autopissssta ssentràl. Alla fine un tizio ci chiede di seguirlo e ci porta in un dedalo di vicoli. Noi pensiamo già alla possibilità di subire una gang bang già subito il primo giorno, e invece arriviamo sull'autopisssta.
L'autopista contiene poche macchine, ma moltissimi carretti, animali, gente che ti vende frutta e autostoppisti. Praticamente a Cuba il trasporto pubblico non esiste... esistono solo degli enormi autoarticolati ripieni di gente che ricordano vagamente le tradotte per Birkenau, e oltretutto passano quando vogliono loro.
La gente chiede l'autostop, ma non per fare i latin-Kerouac, ma perché non esiste alternativa. Noi ovviamente prendiamo immediatamente su non una, non due ma ben tre persone. Istantaneamente la macchina si riempie di un odore terribile e l'aria condizionata non condiziona più. Ci interroghiamo sulla sicurezza di questa scelta. Poi alla fine in 3000 km che abbiamo fatto, credo 2900 li abbiamo fatti con cubani e non ci è mai successo nulla.
La viabilità cubana non è proprio un problema. Il problema di Cuba, a differenza che a Palermo, non è il tschraffico.
Arriviamo a Trinidad verso le 3. Sei ore per fare 300 Km, neanche l'accelerato Pieranica Treviglio va così piano. Da segnalare delle buche per la strada che sembrano l'esito di una pioggia di meteoriti. Di notte non si guida: di notte dopo 3 o 4 Km hai matematicamente bucato, e dato che non passa nessuno mai, non è proprio il caso.
Trinidad è una città molto bella. Il centro storico è acciottolato (anche se i ciottoli hanno la pericolosa inclinazione ad andare in giro per conto loro) ed è pieno di locali e gallerie d'arte. I musei fanno un po' cagare ma va bene lo stesso. Come prima casa particular ci becchiamo il peggio del peggio... un posto lurido sudicio schifosissimo che non menziono perché ho buttato via il biglietto da visita. Però durante la notte la simpatica micina di casa ha dato alla luce 2 bei minuscoli gattini, che ovviamente hanno catturato la mia attenzione per 2 ore.
6 Agosto - Camaguey
Stamattina un po' per la bruttezza della casa, un po' perché Trinidad si gira in un pomeriggio, prendiamo la macchina e ce ne andiamo a Camaguey. Sulla strada cominciamo a capire cosa vuol dire propaganda. Ogni 300 metri c'è un cartello che inneggia alla revolucion, al 26 de Julio, ai 5 heroes (5 soggetti arrestati a Miami in un'operazione di controspionaggio) cada barrio revolucion, patria o muerte etc etc etc. Dopo 4 settimane si riveleranno deprimenti, per ora sono solo naif.
Camaguey è una città molto graziosa, con architettura coloniale, tenuta bene, carina. Una piazza veramente favolosa e tante casette colorate. La casa particular è carina, ma anche di questa ho perso il biglietto. La padrona si chiama Alba ed è una anziana signora con dei bei baffi. Impariamo presto che nelle case particular l'acqua calda nasce da una specie di pera di plastica attaccata allo sbocco della doccia. Dentro questa pera c'è una resistenza che scaldandosi scalda l'acqua. Peccato che in questo modo di acqua ne esca un filo minuscolo, e quando cerchi di tirare la levetta per passare da "caliente" a "fria" vengano fuori delle scintille da paura (anche considerando il fatto che quando uno sta nella vasca normalmente ha i piedi nudi ed è bagnato)
Alla sera ceniamo in un ristorante consigliato dalla guida come paladar favoloso (i paladares sono i ristoranti in cui si paga in pesos cubani), in realtà la scelta si limita a due piatti, uno dei quali terminado. Dopo il piatto (una fettina di maiale del diametro di 5 cm) provo a domandare un contorno, ma mi rispondono che anche quello è terminado. Usciamo e andiamo a mangiare una seconda cena in un bar pieno di mignotte.
7 Agosto - Holguin Gibara
Oggi partiamo alla volta di Gibara, un paesino sul mare vicino a Holguin. Ci stiamo avvicinando al sud.
A Gibara dormiamo a casa di Roberto e Norkis (Calle Aguero 135 - tel. 34591). Con Roberto e Norkis socializziamo di brutto, ci raccontano che "La revolucion Cubana es una cosa poderosa, con Fidel o sin Fidel". Ci raccontano del loro figlio che fa il medico all'Avana, della figlia che fa la psicologa ad Orlando e ci fanno giocare con la loro nipotina che io e Fausto prenderemmo volentieri a calcinculo.
Norkis ci racconta dei problemi dei giovani, delle gravidanze adolescenziali, delle alternative inesistenti, della felicità cercata in posti sbagliati, dei matrimoni celebrati troppo presto. A Cuba, al contrario di quanto pensavo, la religione dominante è protestante.
8 Agosto - Santiago de Cuba
Arriviamo a Santiago e giriamo 45 case particular. A volte ci dicono che non hanno posto ma che il loro cuggggino Juan ha una casa meravigliosa che poi si rivela essere una stanza con letto di Juan, armadio di Juan con dentro vestiti di Juan. Alle 4 del pomeriggio, dopo aver rasentato la disidratazione, ce ne andiamo al Melià, e lì rimaniamo a prenderci il fresco, il pulito e l'acqua calda.
Incontriamo anche una bella sposina di circa 16 anni.
9-10 Agosto - Baracoa
Partiamo da Santiago un po' sgomenti (tanto la ricerca della casa particular di ieri ci ha portato in tutti i posti possibili, e possiamo pertanto dire di avere visitato Santiago) e ci avviamo verso Baracoa, l'angolo sud est di Cuba. A metà strada Fausto si incammina su una scogliera molto bella molto pittoresca, peccato che un'onda lo travolge e si taglia un piede, anche piuttosto profondamente. In mezzo al nulla provo a medicarlo sperando di non svenire. Il piede gli impedirà di godersi il mare, ed è un peccato.
A Baracoa dormiamo a casa di Isabel Castro (Mariana Grajales n. 35, tel. 42267), casa favolosa con pappagalli parlanti e tantissimi fiori finti (i fiori finti a Cuba vanno veramente per la maggiore). Anche con Isabel socializziamo moltissimo, e anche con il figlio di Isabel che fa l'ingegnere. Tutti loro sembrano grandi amanti di Fidel. Proviamo a fare loro anche domande trabocchetto tipo CIA, ma non ci cascano. O sono degli attori da metodo Strasberg o ci credono veramente.
Il giorno dopo andiamo alla spiaggia, Playa Maguana. Posto bellissimo in condivisione con moltissimi cubani urlanti (abbiamo capito che i cubani al mare stanno tutto il giorno dell'acqua e emettono più volte ad altissima voce la parola "MIRA") e alcuni maialini che corrono liberi. Io ovviamente ho cercato di prenderli ma non ci sono riuscita. Ho anche visto dei vecchi pulmini delle ferrovie nord che sono stati riciclati come transporte publico. Devo dire che qui la gente si arrangia sul serio.
Alla sera ho provato a fare la pasta, ma è venuta un po' una schifezza perché ho scoperto che qui la farina di grano duro è sconosciuta.
A furia di pollo e riso mi sta crescendo dentro una fame atavica che mi spaventa.
11 Agosto - Camaguey
Oggi abbiamo fatto la strada più orenda della nostra vita. Da Baracoa a Holguin passando per la costa nord. 300 Km a 20 all'ora. Un incubo. Più che buche sulla strada c'erano delle vere voragini, l'orrido di Inverigo, il Grand Canyon, insomma, cose così. A Camaguey torniamo dalla Signora Alba che però ci da la stanza senza finestra. Il condizionatore favolosissimo è degli anni 60 ed emette il rumore di un turboelica Alitalia Express. A metà notte vago come un fantasma alla ricerca di un ventilatore (anche quello fa rumore, ma almeno riusciamo a dormire un po').
12 Agosto - Moròn
Da oggi inizia la strada verso il mare. Arriviamo vicino ai Cayos, e ci fermiamo a Moròn, una simpatica cittadina. Dormiamo a casa di Gina, (Callejas 89, tel (05)3798), una specie di villetta americana anni 50 tutta dipinta di rosa. Dentro, la solita profusione di fiori finti (forse ancora di più del solito). L'unica pecca è che la nostra stanza ha una finestra gigante che da sulla sala da pranzo. Girare nudi impossibile. A Mòron ci becchiamo anche un temporale spaventoso che ci blocca in macchina come due cretini per due ore. Forse perché sto leggendo "Una donna spezzata" di Simone de Beauvoir ma inizio a sentirmi depressa.
Domani è il compleanno di Fidel, l'ottantesimo. La gente inizia stasera a festeggiare in piazza facendo un casino d'inferno. A Cuba si balla senz'altro molta salsa, ma il ballo che va per la maggiore è il Reggaeton, una specie di unz unz latineggiante che fa venire in mente vetri oscurati e gomiti fuori dai finestrini.
13 - 16 Agosto - Cayo Guillermo
Tre giorni di completo relax al Melià di Cayo Guillermo. Una meraviglia, bella spiaggia, mare superlativo, cibo buono, stanze silenziose, letti morbidi e doccia senza la pera di plastica.
La televisione cubana passa per circa 5 volte al giorno una scena tristissima di Fidel con quel giovialone di Hugo Chavez all'ospedale che si mangiano lo yogurt e guardano insieme l'album di foto con loro due a pesca. Un'ingenuità mediatica che sorprende anche me che sono cresciuta guardando Candy Candy e dolce Remì.
Abbiamo guardato molto anche RAI international, e Fausto ha trovato un interessante parallelismo tra Raffaella Carrà e Freddy Mercury live in Barcellona