3-24 Gennaio 2008

CHILE, ARGENTINA AND CAPE HORN

 

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3 Gennaio: partiamo alle 21 da Milano Malpensa con destinazione Buenos Ayres. Arriviamo a Buenos Ayres alle 9 ora locale, cambiamo aeroporto e andiamo all' Aeroparque... praticamente il Linate di Buenos Ayres, dove prendiamo il volo per Ushuaia. Facciamo tappa in un posto desolatissimo che si chiama 'El Calafate'- A me El Calafate fa orrore, ma pare che da lì si vada al super mega ghiacciaio Perito Moreno che quello che si vede in tutti i poster. Infatti orde di americani color aragosta scendono qui con le loro simpatiche infradito.

Arriviamo a Ushuaia alle 7 ma c'è ancora il sole. Qui tramonta alle 11, e sorge alle 4 del mattino: la corta notte australe. Ushuaia, una graziosa cittadina che sorge sul Canal Beagle, vanta di essere la città più a sud del mondo, ma non è vero... e ve lo dimostreremo. Ad ogni modo Ushuaia è un posto accettabile, molto turistico ma anche vivibile. Da qui partono tutte le escursioni, esistono strutture ricettive attrezzate e fondamentalmente 'luoghi dove andare'. Durante il nostro viaggio capiremo che non è così facile da queste parti.

       

Ceniamo in un posto tutto tappezzato di giornali degli anni 50 (non si mangiava benissimo ma c'era un sacco da leggere) e sveniamo nel letto dopo una lunga doccia. Sarà l'ultima doccia per un bel po' di tempo

5 Gennaio: aspettiamo il bus che ci porterà a Punta Arenas, luogo di imbarco. Ci dicono alle 6, il bus parte alle 8. Nel frattempo noi ci incazziamo come delle iene e socializziamo con tutti i cani randagi del circondario.

Il bus - ripieno di strani elementi - ci fa girare tutta la Tierra del Fuego su stradine asfaltate e non dove di base non si vede niente se non in lontananza qualche estancia. Le estancias sono aziende agrozootecniche fondate ai primi del 900 da europei (inglesi, olandesi) che credendosi lungimirantissimi sono emigrati in questo nulla dove di base non si coltiva niente ma si allevano milioni e milioni di pecore. Ignoro quali possano essere i bilanci medi delle imprese agropecuarie locali, di sicuro la vita sociale e sessuale potrebbe diventare un problema serio. Se già la Patagonia non è una terra affollatissima, organizzare un aperitivo nella Tierra del Fuego lo vedo un problema quasi insormontabile.

Passiamo il confine Argentino e ci troviamo in terra Cilena. Capiamo immediatamente dalla fila alla dogana e dai fili spinati che i rapporti tra i due paesi non sono del tutto fraterni. Pinochet e Menem forse solidarizzavano, ma immagino solo al ristorante.

Adesso in Cile governa la presidentessa Michelle Bachelet, inutile dirlo, per me un mito assoluto.

Donna di sinistra, medico, laica, separata, madre di tre figli, poliglotta, ministro della salute nella precedente legislatura, ha vinto le elezioni nel 2006 con il 53% di preferenze.

Di tradizione socialista, rimane orfana grazie alla longa manus del simpatico Augusto, e anche il suo fidanzato scompare nel nulla. Dopo una breve parentesi ospite delle patrie galere, Michelle e sua madre scappano prima in Australia, poi in Germania. Rientra in Cile e inizia a lavorare al ministero della Sanità. Nel 2004 è ministro della salute, nel 2005 vince le primarie con un vero e proprio plebiscito, nel 2006 è la prima donna presidente in Cile, seconda donna a governare un paese latino americano.

Arriviamo a Punta Arenas dopo avere attraversato in traghetto lo stretto di Magellano e dopo 11 ore di autobus.

               

 

Ci facciamo scodellare al Muelle Pratt da un cordiale tassista che cerca di incularci una cifra pari a 30 € per 4 isolati. Al Muelle Pratt capiamo che il Muelle Pratt non è un marina. Insomma, con Porto Lotti non c'entra moltissimo. Le banchine sono alte circa 3 metri e la media delle imbarcazioni ormeggiate va dagli 80 ai 150 metri di lunghezza.

Scorgiamo il Kamana in rada che rolla mostruosamente attaccato a un gavitello. Incontriamo Enrico - il proprietario di Kamana - e Nives, la sua compagna e socializziamo subito come dei pazzi. Ci portano in barca con il tenderino e Nives inizia subito a friggere i pescetti. Io provo nell'ordine le seguenti sensazioni

1. Contentezza: Enrico e Nives sono ganzi

2. Stupore: il Kamana, un Cigale 16 tutto in alluminio, è una barca non solo bellissima, ma anche tenuta benissimo

3. Scoramento: dopo due secondi inizio a soffrire il mal di mare in maniera atroce.

Mi posiziono nel pozzetto sotto un provvidenziale bimini chiuso e inizio a lacrimare. Evviva il Cile!

 

6. Gennaio

Oggi il mal di mare mi è passato e posso mantenere la stazione eretta. Rimaniamo a Punta Arenas perché l'ultimo componente dell'equipaggio - Michele - ha perso l'aereo ieri, e arriva oggi.

L'equipo è così composto:

1: Enrico e Nives. Sono partiti dall'Italia 4 anni fa e hanno praticamente girato tutti i Caraibi e il Pacifico. Questa è una tappa per loro, l'anno prossimo ci sarà l'Antartica, il Capo di Buona Speranza, il Leewin e poi chissà. Enrico praticamente è un velista professionista da quando ha finito il liceo. Se normalmente la barca non mi fa paura, con lui mi sento del tutto sicura, anche a Cabo de Hornos. Nives invece, a parte essere alta 1.78 magra e fichissima, cucina meravigliosamente, fa pure il pane in barca, e senza sporcare in giro. Entrambi sono di Rovereto (TN), quindi oltre a essere bravi velisti sono anche scalatori, scialpinisti etc etc. Io e Max ci sentiamo due sfigati e molto probabilmente lo siamo

2. Fabrizio: di Pontedera, felicemente nonno, gironzola in aereo, fa traversate in barca, corre in macchina e tiene la sua barca all'Elba.

3. Alice: di Roma, tiene la sua barca a RRRiva di Traiano. Anche lei sportiva e ginnica, batte spesso Fabrizio a backgammon

4. Chris, di Zurigo (anzi, Settimo Zurighese, più o meno) incontra Enrico e Ni alle Fiji e continua il viaggio con loro 'alla pari'. Chris ha 25 anni ed è un figone pazzesco.

5. Michele: di Grosseto, velista professionista e giornalista di FareVela. Ogni giorno invierà alla redazione il pezzo che poi è stato pubblicato su www.farevela.net. Michele è simpatico, peccato che verrà orrendamente mazzulato a scopone tutto il tempo, e ancora adesso non so come l'ha presa.

Oggi siamo saliti su una nave da pesca. Non so quale sia stata l'aderenza grazie alla quale siamo stati invitati a bordo, ma è stata senz'altro un'esperienza fichissima. Innanzitutto, qui di pesce non ce n'è. Non c'è molto nemmeno del resto, ma questo mi sembra di averlo già detto. L'unico pesce è il merluzzo, che si pesca a grandi profondità e che richiede grandi navi che fanno lunghi viaggi.

La plancia di comando della nave dove andiamo è veramente impegnativa. Radar, Computer, GPS, Meteofax etc etc. Non so se ci fosse anche la Play Station ma secondo me è altamente probabile. Il povero comandante è stato subissato di domande per 45 minuti, dopodiché ha simulato un malore così ce ne siamo andati (i marinai erano pronti a creare un cordone protettivo se avessimo tentato di entrare nei loro alloggi)

                   

       

7 Gennaio

Oggi siamo partiti verso il Seno Magdalena, a sud dello stretto di Magellano.

Abbiamo doppiato Cabo Froward, il punto in cui finisce il continente americano. Durante il nostro viaggio Enrico si sentirà spesso al telefono con James, un americano che per beneficenza ha deciso di tentare il record del giro del mondo in solitaria. Ha una barca praticamente tutta in carbonio senza dentro niente se non un sacco a pelo, e come accessori ha un coltello una forchetta e un piatto. Da questo evinco che le telefonate con Enrico siano per James delle botte di vita paurose. Qui il telefono non prende, si usa solo il satellitare - Iridium - che costa abbastanza tanto. Ricevere con l'Iridium - a differenza che con il cell normale - invece non costa nulla. La mail viene scaricata tramite un sistema che utilizza le onde radio: si chiama Sailmail. E' possibile però solo mandare messaggi di testo e comunque abbastanza sintetici. L'abbonamento a Sailmail costa 250 dollari l'anno, e comprende 10 minuti di connessione giornaliera. Se rimani collegato di più ti mandano delle mail di ammonimento, tipo cartellino giallo. Ignoro se sia contemplata anche l'espulsione per 3 giornate come nel calcio.

 

Alla sera abbiamo attraccato con cime a terra nel Seno Magdalena. La caratteristica di questi fiordi è la calma piatta. Qui dentro l'onda non arriva, e nemmeno il vento. Alcune calette sono soggette ai williwaw, delle raffiche improvvise molto forti causate dalla brusca decelerazione del vento contro le montagne.

 

               

           

 

7 Gennaio

Oggi ci siamo diretti verso il Canal Cockburn. Verso le 12 si è alzato un leggero venticello. 62 nodi. Per fare 1 miglio abbiamo impiegato 2 ore con il motore al massimo. Credo di non avere mai preso così tanta acqua come oggi.

Meno male che la Ni ci ha rimessi tutti al mondo con un pranzo luculliano seguito da svenimento collettivo. Mettiamo ancora e 3 cime a terra.

Alla sera iniziano i tornei di scopone scientifico... Gagna e Ni contro Enrico e Michele. Non so se è stato un bene perché abbiamo sempre stravinto e gli uomini si sono un po' depressi.

           

 

8 Gennaio

Oggi siamo andati in uno dei posti più belli, Caleta Brecknock. Abbiamo fatto anche un pomeriggio di ottimo trekking. Abbiamo visto anche le foche. Enrico e Nives praticamente si sono arrampicati a mani nude per 800 metri di dislivello.

               

           

9 Gennaio

Prendiamo il canal Ballenero in direzione del Canal Beagle. Oggi abbiamo visto una balena... per me era la prima volta, non so perché me l'aspettavo molto più grande... ma forse perché nella mia cultura zoologica ho fatto troppo affidamento su 'Pinocchio'.

   

10 Gennaio

Oggi siamo arrivati al canal Beagle. Beagle dal nome della barca di Darwin che passava di qui. Non so se Darwin ne fosse entusiasta perché fino ad ora ha piovuto quasi ininterrottamente e ho ragione di credere che sia abbastanza sempre così. Nel frattempo l'Armada Chilena segue tutti i nostri movimenti: ad ogni porto dobbiamo segnalare l'entrata e l'uscita, e anche identificarci ogni volta che passiamo davanti a un faro o a un comando. Questa attenzione è assolutamente ammirevole per la sicurezza dei naviganti visto il clima della zona, la frequenza delle burrasche e dei 'big merdoni' come dice la Ni.

11 Gennaio

Oggi siamo entrati nel Seno Ventisquero per vedere il ghiacciaio.

Il ghiaccio si stacca dal ghiacciaio direttamente nel mare, lasciando una scia di piccoli iceberg lungo il canale. Noi ce l'abbiamo fatta... tutta a due nodi con Chris che brandiva il mezzo marinaio tipo luke skywalker con la spada laser.

                       

           

12 Gennaio

Oggi abbiamo percorso ancora 30 migia di Canal Beagle. In questa zona è possibile vedere i ghiacciai della Cordillera Darwin, un posto da favola. Inoltre più ci spostiamo ad est più il tempo migliora, a volte riusciamo a vedere anche degli sprazzi di sole.

Alla sera abbiamo ormeggiato a Caleta Olla, facendo anche una passeggiata a terra. C'è anche una cascata dove Chris ha fatto il bagno nudo come Brooke Shields nella laguna blu.

               

 

13 Gennaio

Oggi abbiamo percorso circa 70 miglia e siamo finalmente arrivati, dopo una settimana, in un centro abitato: Puerto Williams.

Puerto Williams si trova sull'Isla Navarino, a sud della Tierra del Fuego... Puerto Williams, si che è la fine del mondo, quella vera, però. Il 'marina' è il Micalvi, una nave da guerra attorno alla quale ormeggiano all'inglese tutte le barche a vela che passano. La nave contiene un cesso con doccia (a prova di stomaci forti, e lo dico io che ho visto Calcutta) ma soprattutto contiene un meraviglioso bar! Per giorni abbiamo alimentato un'aspettativa mostruosa nei confronti del 'Micalvi', il bar per i veri naviganti, il bar dei velisti tosti, il bar dove ai marinai si faceva il buco all'orecchio perché l'orecchino serviva a pagare il funerale in caso di morte, il bar per quelli che ce l'hanno duro, il bar con appesi guidoni e bandiere di tutto il mondo... siamo arrivati e il bar era chiuso. Siamo rimasti di merda e siamo andati in avanscoperta. A Puerto Williams veramente non c'è niente, case di lamiera, una caserma dell'Armada del Chile e un 'centro commerciale', praticamente 7/8 case di lamiera facenti funzione di internet bar negozio di vestiti minimarket agenzia viaggi. Esiste anche una casupola che si autodefinisce 'travel agency' dove lo stesso tizio (peraltro vestito sempre uguale) si mostra fotografato in contesti vari: scalata, sci, vela, cavallo, trekking. Questo uomo così multitasking ha tutta la mia stima.

Abbiamo anche incontrato una barca identica alla nostra. Il proprietario è francese, si chiama credo Cristoph e ha vinto due volte la Vendée Globe (regata intorno al mondo in solitaria senza assistenza, una roba leggera). Molte persone che incontreremo che viaggiano intorno al mondo sono francesi. Neozelandesi e Australiani sono però la maggioranza assoluta.  Italiani pochi, ma abbiamo trovato una coppia di Torino, gli Ardrizzi, che sono da queste parti da 12 anni, e hanno scritto - e disegnato - il portolano della zona. Sono carinissimi, disponibili e preparati, anche se riescono a pronunciare una tale quantità di parole/ora in grado di stenderti come una bottiglia intera di Pisco a stomaco vuoto.

Alla sera ceniamo al centro commercial, al 'Diente de Navarino'. Una casa di lamiera come le altre solo che qui c'era anche il pavimento storto. Ci hanno dato la Centolla, il granchio gigante buonissimo di queste latitudini, e poi una carne di cui preferisco non parlare perché al solo ricordo mi vengono gli incubi.

Però al ritorno in barca il Micalvi era aperto... così abbiamo dimenticato la cena con una vasca da bagno di Pisco Sour. Domani si va a Cabo de Hornos!

 

14 Gennaio

Oggi non siamo andati da nessuna parte. 50 nodi di vento in faccia ci hanno fatto dirottare a Puerto Toro... praticamente la frazione di Puerto Williams: 10 case e 30 abitanti. Michele al timone era bello aggressivo, ma quando il GPS ha cominciato a stimare come ora di arrivo le 20.30 di sera, anche se qui fa buio tardi abbiamo deciso di rinunciare. In compenso abbiamo davanti una bella giornata a Puerto Toro.

                   

15 Gennaio

Le giornate a Puerto Toro diventano 2. Una burrasca a 90 nodi si abbatte sul canale. Nel pomeriggio decidiamo di fare una partita a calcio nella palestra del paese composta da una baracca in lamiera con dentro due porte, due canestri e un meraviglioso pallone di gommapiuma. Io ho bussato a un tizio chiedendo una palla normale, ma lui me ne ha data una mezza sgonfia che pesava circa 16 chili.

Abbiamo giocato Gagna Nives e Chris contro Enrico Max e Michele. Fabrizio in porta neutrale. Abbiamo giocato con gli stivali di gomma ma ci siamo divertiti come dei pazzi. Vincono i maschi per qualcosa tipo 19 a 18 dopo 20 minuti di gioco effettivo.

16 Gennaio

    Le giornate a Puerto Toro diventano 3. Contrattiamo con il pescatore 2 bocce di vino e 2 pacchetti di Marlboro per una Centolla di 10 chili. Il     maltempo ha spinto a Puerto Toro altre 5 barche. Alcune sono di ritorno da Capo Horn, altre sono invece pronte per l'Antartide. Qui l'Antartide è una meta abbastanza gettonata, alcuni fanno anche le immersioni. Enrico si sta attrezzando per andare l'anno prossimo, io magari l'Antartide posso anche bigiarlo.

   

17 Gennaio

Oggi alle ore 17.20 abbiamo doppiato Cabo de Hornos. Abbiamo percorso quasi 90 miglia, ma ce l'abbiamo fatta. E' stato faticoso ed emozionante. Capo Horn.

La sua fama non è mistificatoria, è proprio un posto di merda, onda 4 metri, mare forza 6... e abbiamo aspettato 3 giorni per trovare queste condizioni così 'favorevoli'. Piove 340 giorni l'anno, e la temperatura non supera mai i 10°

Dopo il capo siamo saliti al faro, dove vive il guardiano con la sua famiglia. Ci hanno timbrato i passaporti e ci hanno raccontato un po' di cose. Ogni guardiano del faro fa un turno di un anno, e riceve i viveri via nave una volta ogni 2 mesi. Mi domando che due palle che si farà questo poveretto. E non oso pensare a cosa succede se litiga con la moglie... non può nemmeno uscire sbattendo la porta e dicendo 'Basta! Me ne vado!'

Stasera sono felice, ho fatto una cosa bella, una cosa che non tutti riescono a fare. E sono felice di averla fatta con il mio compagno. Dopo una cena come al solito meravigliosa preparata dalla Ni siamo tutti stanchi morti (ci siamo svegliati alle 6), e ognuno di noi con il suo sogno dentro è andato a dormire.

                       

 

       

18 Gennaio

Oggi siamo tornati verso nord. Il tempo è un po' peggiorato. Io e Max abbiamo passato 8 ore al timone. Il vento ha toccato e superato con gioia i 40 nodi, il mare rimane forza 7 per la gioia di tutti. Non credo che mi capiterà più nella vita di fare un'esperienza del genere.

   

Meno male che arriviamo a Puerto Williams alle 5 del pomeriggio e il Micalvi è già aperto.  Insieme ai guidoni di tutte le barche che sono passate da queste parti abbiamo lasciato anche una camicia di 'Fare Vela' con scritti i nostri nomi con lo smalto color perla della Ni (la camicia era blu e non sapevamo come fare)

 

       

19 Gennaio.   

Oggi rimaniamo a Puerto Williams, giriamo questa metropoli tentacolare e ci facciamo il MICALVITO, una specialità locale: un panino con dentro la centolla. Io me ne sarei mangiata sette di micalviti, ma la signora - alla quale avevamo ordinato questa prelibatezza da ieri - ha visto che eravamo 8 e ne ha preparati 8. Forse è abituata ad altri stomaci.

          

Approfittando della lussuosissima Marina Micalvi abbiamo fatto anche i bucati le docce e praticato altre sane abitudini del consorzio civile. Diciamo che il cesso della marina Micalvi non è proprio immacolato, ma secondo me io lo sono ancora di meno, quindi va bene così.

20 Gennaio

Oggi abbiamo lasciato il Micalvi per tornare a Ushuaia.  Ushuaia è un bel posto, ma tremendamente turistico, popolato, incasinato. Quello che cercavamo in questo viaggio - inutile dirlo - l'abbiamo trovato altrove

A Ushuaia abbiamo incontrato un personaggio interessante - Alfredo - con la compagna Alicia. Alfredo di Padova ad un certo punto della sua mezza età ha speso i risparmi di una vita per comprarsi una barca ed è partito per fare il giro del mondo. Alle Marchesi ha incontrato Alicia, che pur essendo fidanzata con uno svizzero ha preso ed è scappata con Alfredo. Dopo qualche mese Alfredo al largo delle coste del Brasile è andato a sbattere contro un reef e in 3 minuti è andato a fondo. Si sono salvati per miracolo, ma hanno visto la loro vita andare a fondo insieme alla barca. Dopo un momento di empasse hanno conosciuto un signore siciliano - che tra parentesi avevo conosciuto a San Blas! - che ha affidato loro il suo Hallberg Rassy (dicesi hallberg rassy barca molto figa disegnata per navigazione d'altura) per portarlo a Palermo. A Palermo poi - botta di culo - l'ex moroso svizzero di Alicia ha deciso di regalare loro la barca su cui stavano prima che arrivasse Alfredo. Insomma, una bella storia interessante. Anche Alfredo ha un po' la sindrome degli Ardrizzi (ti annichilisce verbalmente) ma è comunque simpatico e di compagnia.

21 Gennaio

Oggi, dopo avere percorso 500 miglia in 14 giorni, siamo partiti da Ushuaia con destinazione Buenos Ayres - Milano.

Hasta luego!