BANGKOK

POSTFAZIONE E PREFAZIONE
Affinità e divergenze tra il compagno Augusto Pinochet ed il camerata Ho Chi Minh.

Stavolta partirei dalla post-fazione…
In un viaggio del genere c’è una cosa che si scopre alla fine ma che è meglio dire subito: abbiamo trovato in questi paesi una cultura talmente diversa dalla nostra europea/occidentale che personalmente non sarei riuscito a capirli nemmeno dopo un mese o un anno passato nel sud-est asiatico.
Figurarsi quindi dopo un viaggio di poco più di 15 giorni.
Ecco, mi preme dirvi subito che – a differenza dello scorso anno in Cile dove per 20 giorni ci siamo sentiti cileni anche noi – questa volta siamo rimasti solo in superficie, siamo stati solo degli osservatori esterni e nei casi peggiori ci siamo sentiti davvero dei “turisti per caso”.
Culture diverse, religioni diverse, razze diverse, lingue e modi di scrittura diversi, in Thailandia c’è anche la guida a sinistra mentre in Cambogia frequentemente si guida addirittura contromano…
A queste condizioni ha poco senso relazionarvi giorno per giorno di quello che abbiamo fatto ed abbiamo visto, il massimo che mi sento di fare e darvi un’impressione generale sui tre paesi.

Ma prima di cominciare, come nelle guide che si rispettino, c’è anche una pre-fazione.
Una prefazione che vorrei dedicare alla partenza perchè all’aeroporto di Malpensa, in fondo in fondo a un corridoio, vicino ai gates, anzi – pardon – agli imbarchi A5 ed A6, c’è un posticino con vino, salumi & formaggi che non posso non raccomandarvi con forza.
Quindi siamo passati di li, abbiamo fatto l’ultimo brindisi con i nostri amici che alla stessa ora ed all’imbarco di fianco stavnno partendo per una crociera in Grecia in barca a vela (ce ne siamo finalmente liberati dopo una stagione invernale ed una estiva di convivenze forzate) e abbiamo detto addio in grande stile al buon cibo italiano.
La cucina del sud-est asiatico si rivelerà ampiamente sovrastimata, da metà vacanza in poi nel nostro menu entreranno sempre più spesso ristoranti internazionali e al ritorno mi ridurrò addirittura ad elemosinare una pizza appena sbarcato, allo Spizzico di Malpensa.
Ma siamo già sull’aereo, anzi sugli aerei, con la Gagna ovviamente in ansia, saltellando da Milano a Copenaghen per poi volare a Bangkok.
 


“Folza Thailandiaaa, pel fale e pel clesceleee…”

Bangkok è il nostro punto d’ingresso in Asia ed il centro del viaggio dove siamo periodicamente ritornati per ripartire verso un’altra destinazione.
Una combinazione di grattacieli, hotel e centri commerciali e mercatini ambulanti da marciapiede, intrisi di gente, odori e sporcizia. E’ la città dello Sky Train sopraelevato e dei battelli che solcano il fangosissimo Nam Chao Phraya. E’ un posto caldo umido e schiacciante dove si può vivere in un tunnel di aria condizionata: fuori da un hotel - dentro un taxi – dentro un centro commerciale / un ristorante / un bar, per poi ripetere la sequenza al contrario e tornare. E’ la città dei Duty Free shops che spediscono in ogni parte del mondo e del labirintico mercato cinese coi suoi liquori di serpente, pinne di squalo, carne di cane, uova di quaglia. E’ artigianato locale e rolex falsi, vuitton fasulle, tommy hilfiger contraffatti.
E’ la città degli onnipresenti saloni di massaggio che coprono attività ben più interessanti il progenitore - per il sottoscritto - di tutti i film hard: quel “Pon pon a Bangkok” che da piccolo non sono mai riuscito a vedere e che forse proprio per questo ancora ricordo venticinque anni dopo. E’ la città deI templi buddhisti / animisti / taoisti / Shintoisti dove anche Ale - occidentale consumista - si è fermata a riflettere sul senso della vita.
E infine è la citta dove al grido di “qui tutto costa un terzo che a Milano” dopo un solo giorno ci siamo già procurati 2 abiti lunghi (mi sembra le stiano grandi), 2 copricuscini (che belli!), almeno un paio di sciarpe di pashmina (probabilmente finta), una gonna pareo con elefantini dorati che non ho capito molto bene, un numero imprecisato di borsine per le amiche e un tappeto bukara che è un vero affare!

Qualche posto che ci sentiamo di raccomandare a Bangkok.
Il Triple Two Silom Hotel, in Silom Avenue: come evitare i megahotel da 500 camere delle catene occidentali per mezzo di una versione thailandese del Mondrian di Los Angeles; ovviamente non ci sono ne’ valet parking ne’ aperitivo con jet set losangelino ma il il personale è gentilissimo, tutte le camere sono dei mini-studios e ovviamente costa circa dieci volte meno.
Come ristoranti abbiamo ben cenato al Somboon Seafood dove abbiamo fatto il nostro primo incontro con i noodles e dove si può trovare una gran varietà di pesci e crostacei freschi ed al Supatra River House: alta cucina thailandese su una bella terrazza sul fiume, particolarmente affascinante se decidete di arrivarci via battello.
 

Bangkok

Cambogia - Cambogia Fa

Viet Nam - Viet Nam Fa

Koh Phangan - Koh Phangan Fa

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