1-2 Agosto 2004 - Milano Santiago: 18.000 chilometri

Siamo partiti alle 18.20 ora Italiana, siamo arrivati a Santiago via Francoforte/Buenos Aires alle 11.30 ora cilena (- 6 ore). Totale: 23 simpatiche ore. Il volo è stato gradevole anche grazie all'amico Tavor che mi ha abbattuto per tutta la notte facendomi sognare di verdi pascoli e vigneti gravidi di uve turgide, con nuvolette bianche che si rincorrevano nel cielo blu. Siamo arrivati a Santiago e c'erano nell'ordine

- 2 gradi °C
- Nuvole basse e nere
- Pioggia

Noi comunque eravamo così contenti di essere scesi dall'aereo che non ce ne siamo praticamente accorti. Siamo approdati al nostro hotel, l'Hotel City dove avevamo una stanza che sembrava uno di quei posti che si vedono nei film di gangster degli anni 70.

   

Nel pomeriggio siamo andati un po' in giro per Santiago che non è una brutta città, soprattutto considerati i vari terremoti/incendi/catastrofi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi 150 anni. Il centro è incasinatissimo, e ruota attorno alla piazza principale, la Plaza de Armas. Plaza de Armas è la piazza principale praticamente di tutte le città del Sudamerica, un po' come Via Roma in Italia. Esistono alcuni quartieri alternativi e vivaci, come il barrio Bellavista, il barrio Brasil e il barrio Paris Londres, e i quartieri eleganti di Providencia e di Las Condes. Il Rio Mapocho taglia la città per il lungo.

La vicinanza con le Ande innevate è impressionante. Incombono sempre. E oltretutto in un'ora sei a sciare. In Cile esistono almeno 3 stazioni di rilevanza mondiale, Portillo, Valle Nevado e El Colorado.

           

Alla sera siamo andati a cena nel ristorante preferito di Neruda, che si trova nel Barrio Bellavista che dicono sia bohemien, a noi è sembrato un po' pericoloso. Qui la prima bella sorpresa del Cile: abbiamo speso l'equivalente di 14 € in due.

 

3 Agosto - Santiago

Stamattina siamo andati al Museo Interactivo Mirador. Abbiamo preso la metropolitana che è di una pulizia e di un'efficacia che ci ha veramente basiti. Non c'è un segnaccio, non una carta per terra, e tra i manifesti pubblicitari stralci di brani dei vincitori del festival della poesia dell'anno scorso. Però il Museo Interactivo, che si trova confinato nella terra di culandia, era chiuso. Incazzati neri siamo tornati indietro e siamo andati a vedere quindi il museo Memoriàl Salvadòr Allende, dove vengono custodite opere di artisti di tutto il mondo che hanno voluto mostrare la loro solidarietà dopo il colpo di stato del 1973. Erano per lo più artisti che non conoscevo, ad eccezione di Mirò e di Matta. C'era anche una sala intera circondata da filo spinato chiamata "Nunca mas". Era la testimonianza di un architetto di Santiago che è rimasto in campo di lavoro per 4 anni. Ha disegnato i suoi compagni, scene di vita nel campo, e ha disegnato cartoline che spediva alla moglie e alla figlia piccola. Non sono morbosa e quindi non descrivo nient'altro, ma questa sala è valsa  una buona parte dei ventimila chilometri che abbiamo fatto per venire a prenderci la pioggia qui.

   

A pranzo siamo andati al Mercado Central, che è una struttura abbastanza tipica di vetro e ferro battuto. All'interno c'è un ristorante buonissimo di pesce che si chiama Donde Augusto dove ovviamente noi abbiamo mangiato come i maiali e bevuto altrettanto. Augusto è figlio di emigrati italiani e fa un sacco di pierre e ti saluta come se fossi il suo migliore amico. Da Donde Augusto ci siamo anche pregiati del canto di 4 simpatici menestrelli, il cui lavoro principale essendo tutti abbastanza ciccioni non era tanto il canto, quanto il riuscire a camminare tra i tavoli senza rimanere incastrati

   

       

 

Nel pomeriggio abbiamo visitato la casa di Neruda di Santiago, "La Chascona" dal nome della chioma ribelle della terza moglie del poeta, Matilde Urrutia. In realtà la casa l'aveva comprata quando sua moglie era un'altra, per stare con Matilde la quale da brava donna di sinistra non si faceva problemi e se la giocava come poteva.

La Chascona è costruita in maniera insolita, molto mossa, molto particolare, tipo che per andare al cesso si doveva passare per il giardino. Le stanze sono piuttosto piccole e con soffitti bassi e curvi: Neruda infatti - marinero de tierra - amava a tal punto il mare da costruire le case come se fossero delle barche. Fuori dalla finestra della sala aveva anche dipinto il muro di azzurro, perché il mare a Santiago non c'era, e il pavimento della sala lettura è stato costruito storto apposta. Neruda ha lasciato una serie di collezioni bizzarre di oggetti diversi, navi in bottiglia, cristalli, fermacarte, molti libri, anche se la maggior parte sono stati donati all'università del Cile. C'è anche un dipinto di Diego Rivera che ritrae Matilde, tra i cui capelli spettinati si riconosce il profilo di Don Pablo.

Neruda non ha lasciato niente al caso: ogni oggetto, ogni dettaglio della sua casa aveva un suo significato. Le grate alle finestre disegnavano un sole, perché lui voleva che Matilde avesse sempre il sole alla finestra, aveva un sacco di pupazzi di peluche perché essendo nato in una famiglia molto povera (e un povero cileno se la passa peggio di un povero italiano), voleva godere del suo diritto all'infanzia una volta diventato adulto e ricco, e scriveva tutto con il verde perché era il colore del mare nel sud del Cile, sua terra di origine.

Emerge dalle descrizioni della guida un personaggio romantico e conviviale (diceva che mangiare soli è quasi brutto come non mangiare, e che le tre cose che lo ispiravano erano "la mujer, il mar y el vino tinto"). Era il mio poeta preferito, e lo è ancora di più oggi.

   

Per chi non conosce Neruda, qualche cenno di vita e opere:

Neftalì Ricardo Reyes Basoalto  (scelse di chiamarsi Neruda in onore del poeta ceco Jan Neruda, che cantava la vita della povera gente) nacque nel 1904 a Parral, nel bus del cu del Cile meridionale, da papino ferroviere e mamma insegnante. Studia a Temuco e poi a Santiago. Nel 1924 Viente poemas de amor y una canción desesperada (non è un errore, si dice così) è il suo primo successo. Inizia subito a girare il mondo come rappresentante diplomatico del paese, conosce la guerra civile spagnola, si schiera contro Franco, si sposa una prima volta con una giovane olandese e si mollano quasi subito, una seconda volta con una pittrice argentina (Delia del Carril) più vecchia di lui che verrà poi sostituita da Matilde che sposerà ufficialmente nel 1966. Nel 1944 si iscrive al partito comunista cileno (si dirà PCC?) e continua con l'impegno politico che ha caratterizzato tutta la sua vita. Conosce Fidel Castro e diventano amici per la pelle. Nel 1948 viene perseguitato dal neodittatore Gonzales Videla e nel 52 è costretto all'esilio fino al 70, anno in cui il Presidente Allende lo nomina ambasciatore Cileno in Francia. Nel 71 riceve il premio Nobel. Torna a Santiago nel 72. Muore di leucemia il 23 Settembre 1973, 12 giorni dopo il colpo di stato e l'assassinio del suo amico Salvador Allende.

Matilde gli sopravviverà e creando la Fundaciòn Neruda riuscirà a mantenere intatte la sua opera e le sue case durante gli anni del regime. Lei morirà nel 1985.

Un giorno, uomo o donna, viandante
dopo, quando non vivrò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
alla luce burrascosa
della schiuma.
Qui cercate, cercatemi,
perché qui tornerò senza dire nulla
senza voce, senza bocca, puro
qui tornerò a essere il movimento
dell'acqua, del
suo cuore selvaggio,
starò qui, perso e ritrovato:
qui sarò forse pietra e silenzio.

 

La Chascona è valsa il resto dei ventimila chilometri. E' il secondo giorno in Cile e so già che ho fatto la cosa giusta.

Alla sera siamo andati a cena nel ristorante preferito di Pinochet. Pensando al posto di ieri sera abbiamo capito una cosa: Pinochet mangiava meglio di Neruda.

 

4 Agosto - Santiago - Isola di Pasqua - 3700 chilometri

Stamattina abbiamo visitato il museo di arte precolombina. Abbiamo scoperto che oltre a Maya, Inca e Aztechi c'erano un sacco di altri popoli indigeni, molto probabilmente di origine asiatica, che popolavano l'america meridionale. In Cile c'erano gli Indios Mapuche, che non hanno lasciato rovine maestose, erano cacciatori ed agricoltori e vivevano in piccole tribù più che in raggruppamenti simili a città. Quello di cui sono sicura dopo la mia visita è che bevevano di brutto (abbiamo visto un sacco di vasi e bicchieri).

 

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Santiago Ale - Santiago Ayeye

Isola di Pasqua Ale - Isola di Pasqua Ayeye

Patagonia Ale - Patagonia Ayeye

Deserto di Atacama Ale - Deserto di Atacama Ayeye

Valparaìso Ale - Valparaìso Ayeye

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